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Stefania si è arresa, la Sla la tormentava da 20 anni

La donna prima della malattia aveva lavorato come impiegata a Pontedera. Un forte abbraccio è arrivato alla famiglia da tutto il paese

TERRICCIOLA. «Non sono come Welby, non voglio morire». Ha combattuto con tutte le sue forze Stefania Bagagli, 54 anni, anche quando la Sla, sclerosi laterale amiotrofica, aveva cominciato a rubarle la libertà di muoversi. Non voleva la sedazione assistita, questa la sua volontà fino a quando, anche solo con i movimenti degli occhi, è stata in grado di farsi capire. Una prigione sleale, quella della malattia, come l’ha definita lo scrittore Marco Malvaldi, nella prefazione al libro di poesie “Io non ho voce” che Stefania aveva scritto alcuni anni fa. Il suo testamento, il suo grido per la vita. Perché ora Stefania è morta.

Da circa 20 anni lottava sapendo fin dall’inizio che non ce l’avrebbe fatta. La Sla è una malattia neurodegenerativa che attacca le cellule nervose portando al progressivo deterioramento delle abilità motorie, delle capacità respiratorie fino ad arrivare alla paralisi. «Ma Stefania non voleva andarsene, non voleva essere aiutata a morire», racconta una familiare. E i parenti, i genitori, i volontari della Misericordia di Soiana e chi ha potuto farlo, le sono stati vicini in questo lungo calvario. Era come se in casa sua, a Soiana, nel comune di Terricciola, ci fosse una camera di un reparto di rianimazione.

La Sla, si sa, comporta scelte e una vita difficile. Respiratori, cannule, medicinali: tutto riportava al pensiero di un male terribile. Il tempo della comunicazione con il puntatore oculare era passato da qualche anno. Prima di non averne più le forze, la donna aveva scritto un piccolo libro. Aveva messo in versi i suoi pensieri, il suo stato d’animo, come ricorda con commozione Donatella, una parente.

La Misericordia del paese l’aveva aiutata nella pubblicazione e Malvaldi, che la conosceva, aveva descritto la sleale prigione di una malattia che non perdona. Una prigione i cui confini sono quelli del corpo e giorno per giorno, inesorabilmente, si restringono.

In tanti l’hanno accompagnata fino ai suoi ultimi giorni, a cominciare dalla madre, Marisa. I primi a dare la notizia della scomparsa della giovane donna sono stati i volontari della Misericordia di Soiana-Morrona. «Nella giornata di oggi la nostra consorella Stefania Bagagli ci ha lasciati. Ha combattuto per molti anni con una malattia che alla fine ha avuto la meglio. Siamo veramente addolorati e ci stringiamo attorno alla famiglia, provata da questa sofferta perdita. Ciao Stefania. Che la terra ti sia lieve», è il messaggio che hanno pubblicato sui social.

Ieri in tanti si sono uniti al dolore dei familiari: il padre Stefania lo aveva perso circa un anno e mezzo fa. Lascia un fratello. Una famiglia, quella della donna, che è stata messa a dura prova negli anni. Stefania era laureata in lingue e aveva lavorato in un’azienda di Pontedera. I primi sintomi della malattia non erano stati compresi nella loro gravità. All’inizio non riusciva a muovere il dito di una mano, poi anche dell’altra. Alla fine i medici avevano indagato meglio le cause di quei malesseri ed era arrivata la terribile diagnosi.

Pubblicato su Il Tirreno