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Cantante morì all’ospedale, la perizia conferma i sospetti su medico e infermiera

Pistoia, nell’assistere la 74enne medico e infermiera di turno non avrebbero rispettato le linee guida

PISTOIA. Si profila la richiesta di rinvio a giudizio per il medico e l’infermiera dell’ospedale San Jacopo indagati per la morte di Joann Zinkand, la cantante e pianista americana di 74 anni morta nella notte tra il 26 e il 27 luglio scorsi, a sette ore dal suo arrivo al pronto soccorso. Dalla consulenza tecnica depositata in procura dal medico legale non è emerso alcun elemento che consenta di escludere le loro eventuali responsabilità.

Il sostituto procuratore Leonardo De Gaudio, titolare del fascicolo aperto con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, ha notificato l’avviso attorno a metà dicembre, una volta esaminata la relazione del proprio consulente, Luciana Sonnellini. L’ipotesi degli inquirenti è che ci siano state delle colpe nella gestione della paziente sia al momento dell’accesso al pronto soccorso che nel monitoraggio delle sue condizioni nel corso della notte, e che abbiamo concorso al decesso alcune omissioni, in violazione di quelle che sono le linee guida delle pratiche assistenziali protocollate a livello di azienda sanitaria.

Si tratta comunque soltanto di un avviso di conclusione delle indagini, con il quale la procura concede spazio e tempo agli avvocati difensori per un contraddittorio teso all’accertamento della verità: attraverso la richiesta di interrogatorio degli indagati, per chiarire meglio le loro posizioni; il deposito di memorie difensive, nonché delle deduzione dei consulenti tecnici di parte; la richiesta di ulteriori approfondimenti investigativi.

Una complessa fase, questa, che precede la richiesta di rinvio a giudizio, che in questo caso parrebbe scontata qualora non emergano chiari elementi a discarico degli indagati.

Al suo arrivo al pronto soccorso del San Jacopo nella serata del 26 luglio scorso, alla donna, che soffriva di problemi cardiaci, era stato assegnato un codice di urgenza “differibile” perché le sue condizioni non sembravano particolarmente gravi. Erano all’incirca le 22 e lamentava forti dolori allo stomaco e spossatezza. «La signora Zinkand – spiegò l’Asl all’indomani della morte – era giunta in pronto soccorso alle ore 22,13 e, secondo quanto riportato dalla cartella clinica, era stata presa in carico dall’équipe sanitaria in quel momento in turno. Alla donna era stato attribuito un codice 3 (urgenza differibile) perché presentava una sintomatologia acuta che la paziente riferiva di avere da due giorni. Al momento dell’accettazione era in buone condizioni generali e deambulava autonomamente, e solo alla successiva rivalutazione dei parametri vitali e alla somministrazione delle terapie veniva invitata a sdraiarsi in barella e monitorata dal personale. Gli esami svolti confermavano il quadro clinico acuto iniziale e le condizioni cliniche generali non apparivano critiche. Nelle ore successive la situazione clinica si è evoluta in uno stato di coma. Il medico rianimatore è intervenuto tempestivamente in pronto soccorso, ha confermato la gravità del quadro clinico, accompagnando la paziente ad eseguire un’indagine diagnostica radiologica. Ma intorno alle ore 4,35 la paziente ha subito un arresto cardiorespiratorio che, nonostante i 45 minuti di manovre respiratorie, la portavano al decesso».

Pubblicato su Il Tirreno