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Addio “direttore”, Bruno Paternò è morto a Rimini

Aveva 78 anni, da tempo lottava contro una malattia. Per anni ha guidato l’hotel Airone e altri alberghi elbani

PORTOFERRAIO. Gli amici (e ne contava parecchi all’Isola d’Elba) hanno appreso la notizia della sua morte attraverso Facebook. Il nipote, Alessandro Paternò, ha dato il triste annuncio. Bruno Paternò (78 anni) è morto per una malattia la mattina del 5 dicembre a Rimini, dove si era ritirato dopo una vita professionale trascorsa e spesa a dirigere alberghi. E proprio con questo ruolo era approdato all’Elba, a Portoferraio, dove ha diretto (ancor ‘oggi gli attuali proprietari lo ricordano con calore) per diverse anni l’hotel Airone di San Giovanni, quando questa importante struttura ricettiva era aperta per tutto l’anno.

Un signore d’altri tempi, Bruno Paternò, molto attaccato all’etichetta e al bon ton, senza mai però sconfinare nel sussiego e nella banalità con il suo immancabile borsalino. Aveva la virtù di farti sentire a tuo agio, in qualsiasi luogo e situazione in cui ti trovavi (sia che si trattasse di pranzi conviviali, sia nel corso di convegni con autorità di spessore nazionale o semplici conferenze), sempre con una punta di ironia che non guastava mai, ma che ti lasciava dentro la voglia di meditare a fondo le sue parole. Dopo l’hotel Airone è passato ad altri alberghi dell’Elba, allungando così la sua permanenza sulla maggiore isola della Toscana. In questo periodo non sono mancate le sue critiche sarcastiche nei confronti della classe dirigente e chi in quel momento teneva il timone dell’imprenditoria locale, accusati, secondo il suo punto di vista, di provincialismo e di mancanza di apertura mentale, sempre inseguendo l’obiettivo di uno sviluppo armonico dell’Elba nel settore turistico. Conclusa la sua permanenza isolana, la carriera di direttore d’albergo è continuata nei più importanti hotel della Penisola, finendo infine l’esperienza a Rimini e sulla costa adriatica. Nonostante tra lui e l’Elba ci fossero di mezzo l’ Appennino, ha continuato a coltivare le amicizie isolane in virtù della sua affabilità e serenità che riusciva a trasmettere. Non ha mai nascosto il suo credo politico (simpatizzante per la destra), ma sempre aperto al dialogo e al confronto con gli altri. Non era mai fazioso al punto da far valere sempre le proprie ragioni e prevaricare gli altri. Scrive infatti Danilo Alessi: «Era bello sapere che c'eri. Complice l'ironia, anche da sponde opposte ci si capiva e ci si voleva bene. Eri un uomo speciale e tale resti per chi ha avuto la fortuna, come me, di conoscerti. Sarà difficile dimenticarti». Angela Bolano aggiunge: «Mi ha insegnato il significato della parola ‘accoglienza’, ad amarla, praticarla e farla mia». Infine Luca Cinquegrana: «Sei stato per me un esempio, ma soprattutto la massima espressione dell’ospitalità». —

 

Pubblicato su Il Tirreno