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Morto a Varsavia: il mistero in quell’ultimo messaggio

Video horror girati nei cimiteri, ma anche il dark web, i giochi estremi e le istigazioni al suicidio dietro la scomparsa di Salvatore Cipolletti, 24 anni di Ponsacco

PONSACCO. Il mondo oscuro dei video horror girati nei cimiteri con un rimando concreto agli snuff movie, i filmati dove le violenze sono reali fino alla morte delle vittime, non resta più sullo sfondo. Quell’abisso umano sta diventando la quinta principale in cui ambientare la fine di Salvatore Cipolletti, il 24enne di Ponsacco trovato senza vita il 9 marzo scorso su un marciapiede nel centro di Varsavia dopo una caduta dal settimo piano.

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Le indagini difensive portate avanti dall’avvocato Andrea Di Giuliomaria su mandato dei genitori del giovane, Carmine e Mary, hanno collezionato una serie di passaggi che portano a un contesto in cui se i giochi di ruolo di videogame sono la superficie, i video dai contenuti per stomaci forti rappresentano il lato buio in cui si muovevano Salvatore e i suoi amici. Ieri sera i genitori sono stati ospiti della trasmissione di Raitre “Chi l’ha visto?”. «Salvatore mi fece vedere un video in cui c’erano delle persone che dopo aver estumulato una salma in un cimitero facevano sesso con il cadavere. Non volli vedere tutto il filmato perché mi dava fastidio». È il racconto che un amico aveva fatto ai genitori di Salvatore.

Carmine e Mary hanno provato a contattare un altro amico del loro figlio, Iacopo, di Lucca, che era con lui nell’appartamento di Varsavia al momento della caduta. Un tentativo andato a vuoto tra rifiuto del ragazzo e diffide del legale che lo assiste. C’è poi una parola scritta da Salvatore, “kurtzesagz”, ad alcuni amici attraverso il cellulare. Quel termine apre scenari diversi se digitato nel web aperto a tutti o nel dark web. Non è il mondo del blu whole in cui nei giochi c’è chi istiga al suicidio i partecipanti, spesso adolescenti, a un rito delirante. Potrebbe essere qualcosa di simile rivolto a una platea di giovani, ugualmente suggestionabili. Non solo. È emerso che un parente dell’amico polacco, Adrian, non presente nella stanza al momento della morte di Salvatore, ma con cui il 24enne era rimasto in contatto fino a pochi minuti prima, è coinvolto nella gestione di un sito in cui vengono offerti video nei quali si assiste ad atti di violenza e persino di persone che vengono uccise. La ragionevole certezza che Salvatore fosse uno spettatore, tramite pc e cellulare, di quei filmati è ormai assodata.

Fino a che punto si fosse avvicinato al cuore di quel mondo è ancora un mistero. L’ennesimo di una storia in cui due genitori non accettano la tesi semplificata del suicidio per spiegare la morte del loro unico figlio. Un giovane studente-lavoratore, mai sfiorato nella percezione di mamma e papà dall’ombra della depressione. Il computer, nel quale sono custoditi i segreti del 24enne comprese le transazioni in bitcoin, è ancora nella casa di Ponsacco in attesa delle disposizioni della Procura di Roma. Anche ieri i genitori hanno rinnovato il loro appello-sfogo per arrivare alla verità su una morte che li lascia nel tormento su chi davvero fosse Salvatore. Non credono alla versione degli amici nella stanza secondo i quali il 24enne quella sera aveva bevuto e assunto un eccitante con vodka. Prima di lasciarsi cadere dal balcone aveva scritto all’amica Valeria mandandole anche un messaggio vocale: «Ho lasciato un segno reale. Quindi io ho vinto, cazzo. È il nostro momento, il nostro suicidio».

 

Pubblicato su Il Tirreno