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In Comune per avere una casa popolare

Filippo e Adriana hanno fatto richiesta di un appartamento Devono lasciare l’abitazione affittata a Simonetta Gaggioli

Filippo Andreani e Adriana Pereira Gomes dovranno lasciare il prima possibile la casa di Riotorto, quella affittata alla madre di lui, Simonetta Giaggioli, la donna trovata morta all’interno di un sacco a pelo lo scorso 3 agosto. Durante questi giorni la coppia, alla quale sono stati sottratti i figli oggi affidati ai servizi sociali, sta svuotando l’appartamento della frazione del comune di Piombino.

I due hanno trovato un appoggio a Follonica ma la speranza, adesso, e a dirlo è l’avvocato Francesco Nardini, è che un aiuto possa arrivare dal Comune.

La coppia è indagata per omicidio volontario, per occultamento di cadavere e per utilizzo indebito e falsificazione di carte di credito e durante l’interrogatorio la Gomes avrebbe ammesso di aver gettato, da sola, il cadavere della suocera nel campo lungo l’Aurelia.

Difficile però che il Comune di Follonica possa prendere in carico questa richiesta, visto che ad oggi di appartamenti liberi per l’emergenza abitativa non ce ne sono e che sono tante le famiglie in attesa di un aiuto da parte dell’amministrazione.

Andreani, Gomes e gli avvocati Francesco Nardini ed Eleonora Goti sono andati in Comune per chiedere di visionare la situazione della coppia che risulterebbe ancora residente a Follonica.

La coppia, con tre figli a carico, aveva ottenuto il reddito di cittadinanza, una cifra che si aggirerebbe intorno ai 200 o ai 300 euro, in seguito al trasferimento della Gaggioli a Riotorto. La pensione della donna, piuttosto consistente visto il suo passato da funzionaria in Regione, non aveva mai fatto ottenere alla famiglia nessun sussidio ma dividendo il nucleo familiare gli Andreani avevano avuto diritto ad un assegno.

Una cifra che però non permetteva la sussistenza di una famiglia composta da cinque persone e così, non appena era stato accordato il contributo, Adriana, Filippo e i tre minori si erano trasferiti nella casa della nonna che pensava a tutte le spese. Nonostante questo la pensione della Gaggioli spesso non era sufficiente e alcune volte erano stati chiesti piccoli prestiti agli amici, sempre puntualmente saldati. Simonetta e il marito defunto avevano molte proprietà che negli anni erano state vendute pezzetto dopo pezzetto, compreso l’enorme appartamento affacciato sul mare nel complesso delle Tre Palme, e di un consistente patrimonio immobiliare accumulato negli anni era rimasto soltanto un fondo nel quartiere di Cassarello, utilizzato come magazzino, e un conto vincolato alla Ubi Banca.

Gli inquirenti che stanno indagando sulla morte della Gaggioli, uccisa da un farmaco che ha innescato un’overdose letale, come accertato dai risultati dell’autopsia, stanno seguendo la pista del movente economico senza tralasciare altre strade.

Tra il 27 luglio e il 3 agosto, periodo in cui la Gaggioli era data per dispersa, la coppia avrebbe prelevato la pensione della donna usando il suo bancomat. La questione economica è una delle piste battute dagli investigatori: Filippo e Adriana erano in gravi difficoltà. —

Pubblicato su Il Tirreno