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Trovata morta in un fosso, la nuora ammette: «Ho nascosto da sola il corpo di mia suocera»

Riotorto, la nuora della 77enne trovata morta avrebbe ammesso il reato. Dubbi degli investigatori sulla confessione

LIVORNO. Una parziale ammissione, tutta da verificare. Un colpo di scena che porta con sé anche nuovi dubbi sulla ricostruzione del giallo di Riotorto. A rivelarlo agli investigatori che stanno indagando sulla morte di Simonetta Gaggioli, 77 anni, ex funzionaria della Regione chiusa in un sacco a pelo e trovata il 3 agosto scorso lungo la vecchia Aurelia, la nuora Adriana Pereira Gomes, indagata con il figlio della vittima, Filippo Andreani, per omicidio volontario, occultamento di cadavere e utilizzo indebito e falsificazione di carte di credito.

La trentenne – come riportato nel servizio del Tgr Toscana – in uno dei passaggi dell’interrogatorio, ha raccontato agli investigatori di essere stata lei – da sola – a caricare il corpo della suocera sulla Fiat Punto (ancora sotto sequestro) e di averlo abbandonato lunga la strada. Un’ammissione, seppur parziale, che non convince gli inquirenti. Soprattutto perché appare difficile, se non impossibile, che una giovane donna di poco più di quaranta chili riesca a caricarsi sulle spalle e trasportare un corpo che ne pesa più di settanta. Allora perché sostenere questa tesi? Possibile che la donna voglia proteggere il compagno? Certo è che gli investigatori sono certi che a liberarsi del cadavere dell’ex funzionaria siano stati entrambi. E su questo aspetto ci sarebbero anche diversi riscontri. «Né confermo né smentisco che la mia cliente abbia fatto questa dichiarazione», spiega l’avvocato Francesco Nardini che lunedì scorso ha accompagnato la coppia all’interrogatorio.

Più complicato per la procura dimostrare, invece, che figlio e nuora abbiano anche commesso il delitto avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 luglio, attraverso la somministrazione di un farmaco che ha innescato una overdose letale, come accertato dai risultati dell’autopsia. «Non avevano nessun motivo per ucciderla – va avanti l’avvocato – era la loro unica fonte di sostentamento».

Vero è che durante l’indagine è emerso un altro particolare che fa riflettere. Tra il 27 luglio e il 3 agosto, mentre la nuora era scomparsa, Adriana avrebbe provato a tornare in Brasile: a confermarlo sarebbe una chat salvata sul computer di un amico. La coppia infatti non ha un cellulare e nemmeno una connessione internet. Così la donna aveva chiesto all’amico di utilizzare il suo computer.

L’uomo aveva acconsentito e Adriana si era loggata a Facebook per parlare con i parenti in Brasile. In quella chat avrebbe poi chiesto alla famiglia di acquistare dei biglietti aerei per lei, i bambini e per Filippo. Tutto per una spesa di circa 5 mila euro. Una cifra importante che i parenti non avrebbero potuto sostenere. La chat è poi stata messa a disposizione degli inquirenti. Subito dopo il ritrovamento del cadavere Filippo e Adriana sono stati ascoltati dai carabinieri e sembra che alla coppia siano stati sequestrati i passaporti, a confermare che il pericolo di un’eventuale fuga non era comunque da escludere.

 

Pubblicato su Il Tirreno