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Quella curva maledetta, stretta e senza protezioni

L’incidente costato la vita alla giovane madre solleva il tema della sicurezza di quel tratto di via del Tiro a Segno. Intanto (atto dovuto) indagato il marito

LUCCA. Proseguono gli accertamenti per cercare di dare una spiegazione alla tragedia avvenuta giovedì sera, 19 settembre, in via del Tiro a Segno e costato la vita a Joanna Keiv, a soli 35 anni. Da un punto di vista giudiziario – trattandosi di un atto dovuto in casi del genere – sarà aperto un fascicolo per omicidio colposo nei confronti del marito della donna, in quanto lo stesso si trovava al volante quando, affrontando quella maledetta curva, l’auto su cui viaggiavano è finita fuoristrada, ribaltandosi. .

Su quell’Opel Zafira, oltre alla donna e al marito, si trovava anche uno dei due figli della coppia, di appena otto anni, rimasto incolume ma trasportato subito all’ospedale, oltre che per gli accertamenti, anche per allontanarlo dalla scena dei soccorritori che hanno cercato a lungo di strappare la sua mamma dalla morte, ma ogni tentativo di rianimazione si è rivelato inutile. Così come in ospedale è stato trasportato il marito, anche lui uscito indenne dall’auto ribaltata almeno fisicamente, ma sconvolto per l’accaduto.


Questa tragedia ha acceso i riflettori anche sulla pericolosità del tratto di strada in cui si è consumata, con una curva a gomito in discesa priva di un qualunque tipo di protezione laterale a separare la stretta carreggiata dal ciglio sottostante. Ciglio la cui distanza dalla striscia d’asfalto è nell’ordine dei pochi centimetri, e può bastare un niente a fare un errore. Niente guardrail, ma nemmeno un cartello, prima della curva stessa, a segnalarla e quel punto diventa particolarmente pericoloso soprattutto se percorso di notte – come nel caso dell’incidente di giovedì – visto che il tratto è anche privo illuminazione.


Intanto si attende di conoscere la data dei funerali della donna, di origine polacca, ma molto conosciuta a Lucca, dove viveva ormai da diverso tempo. —

Pubblicato su Il Tirreno