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Morta per choc anafilattico: «Processate titolare e cuoche»

La tragedia nell’agriturismo di Colleoli. La Procura chiede il rinvio a giudizio delle tre donne per omicidio colposo. Per l’accusa non si accorsero del pane al latte a cui Chiara era allergica

PALAIA. Da indagate a imputate per omicidio colposo in concorso. Cambia la posizione per la legale rappresentante dell’agriturismo di Colleoli e le due cuoche dopo la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal sostituto procuratore Giancarlo Domninijanni. Si tratta di Rita Astinenti di San Miniato e alle due cuoche Giovannina Montesano, 50 anni, di Montopoli Valdarno e Antonia Coppola, 59 anni, di Santa Maria a Monte.. Un processo per chiarire le eventuali responsabilità sulla morte di Chiara Ribechini, la 24enne di Navacchio uccisa da uno choc anafilattico la sera del 15 luglio scorso. Per l’accusa ci sono responsabilità delle tre imputate, difese dagli avvocati Alberto Marchesi e Rosa Rubino, nella somministrazione degli alimenti che poi innescarono gli effetti letali per la cliente abituale del ristorante. Per due cameriere è stata chiesta l’archiviazione, ma la parte offesa, i genitori rappresentati dall’avvocato Francesca Zuccoli, si è opposta e per decidere sulla loro posizione si terrà un’udienza davanti al gip.


Nei rispettivi ruoli, secondo la Procura le tre indagate non avrebbero osservato le prescrizioni utili ad evitare che la giovane mangiasse cibi ricchi di ingredienti ai quali era allergica. Le bruschette con vellutata di piselli si sono rivelate la “pistola fumante” che ha provocato lo choc anafilattico fatale. Tutti in cucina, e anche la stessa proprietaria dell’agriturismo, sapevano dell’allergia della 24enne. «Questi piatti vanno al tavolo di Chiara, fate attenzione» avevano detto i camerieri alle cuoche impegnate a preparare gli antipasti con il pane al latte, gran parte del quale di produzione dell’agriturismo, accompagnato al passato di piselli. La bruschetta al latte non doveva essere mangiata dalla giovane. L’avviso era stato chiaro e ripetuto in cucina proprio per scongiurare una sequenza che alla fine ha messo in fila una catena di errori dall’esito mortale. Tutti sapevano dell’allergia di Chiara, cliente assidua del locale e per questo sicura di affidarsi a persone che conoscevano la sua patologia. E anche quella sera l’impiegata aveva sottolineato, in un’abitudine che fino a quel momento si era rivelata provvidenziale, la sua allergia a uova e latticini. Una precauzione scontata che alla fine non è servita a evitare la tragedia. La consulenza affidata dalla Procura a Patrizia Restani, professoressa di chimica alimentare a Milano ha indicato nella quantità di latte contenuta nel pane dei crostini la causa del decesso. I valori riscontrati su latte e uova, per i crostini mangiati prima dei pasti, e su altri alimenti, sarebbero stati così elevati da giustificare l’inefficacia della puntura di adrenalina che la 24enne si era somministrata nell’estremo tentativo di superare una crisi che non le ha dato scampo. I genitori hanno costituito l’associazione “Chiara Ribechini - con l’allergia si può” per ricordare la figlia e dare un supporto concreto a chi vive il disagio di dover convivere con un’allergia dalle potenzialità mortali. —


Pietro Barghigiani

 

Pubblicato su Il Tirreno