• Home
  •  > Notizie
  •  > Mamma di 34 anni morta all'ospedale di Cecina, l’Asl paga 254mila euro ai familiari

Mamma di 34 anni morta all'ospedale di Cecina, l’Asl paga 254mila euro ai familiari

Dopo la condanna a 6 mesi del medico e dell’infermiera, l’azienda ha provveduto alla liquidazione della provvisionale 

LIVORNO. Venerdì 14 giugno il direttore generale dell’Asl Maria Letizia Casani ha disposto il pagamento di 254mila euro alla famiglia di Irene Anelli, la madre di 34 anni morta all’ospedale di Cecina la notte del 16 marzo 2012 dopo un attacco di asma. La cifra era stata stabilita dal giudice Teresa Pasquali lo scorso aprile, nell’ultimo atto di un processo lungo 7 anni, quando - come raccontò il Tirreno - erano stati condannati a 6 mesi per omicidio colposo (pena sospesa) il medico Enrico Giusti e l’infermiera addetta al triage Alessia Valenti.


I due, in solido con l’Asl, erano stati condannati anche al pagamento delle provvisionali, stabilite in un totale di 254mila euro che sono stati così suddivisi: 52mila euro per ciascuno dei genitori e per ciascuna delle due piccole figlie di Irene Anelli, 29mila euro a favore della sorella e 14mila euro per il marito. Si tratta di un anticipo in attesa della celebrazione del rito civile che dovrà definire esattamente il risarcimento del danno. Il padre della 34enne, Massimo Anelli, ex farmacista a Guardistallo, si limita a poche parole: «È l’ultima cosa che mi interessa - dice -, io volevo che venisse fuori la verità, ero presente quella sera e ho assistito a tutto quello che è successo, ero convinto della colpevolezza di chi intervenne in ospedale, mia figlia Irene si poteva salvare. La condanna decisa dal giudice non mi fa felice, ma almeno mi ha reso giustizia».


Secondo quanto sostenuto dall’accusa, Irene fu lasciata sola in un lettino al pronto soccorso per circa tre quarti d’ora mentre le sue condizioni si aggravavano progressivamente. Arrivò la notte del 16 marzo 2012 alle 23,50 e le fu assegnato un codice verde (elemento, questo, che è stato oggetto di scontro fra difesa ed accusa). Poi il codice fu trasformato in rosso, ma ormai era troppo tardi. Le terapie d’urgenza praticate non ebbero efficacia.


Giusti e Valenti sono stati accusati di un comportamento negligente: Giusti di non aver preso in carico come avrebbe dovuto la paziente, la collega di aver attribuito un codice sbagliato per il soccorso di Irene. La difesa dei due imputati ha sempre sostento che i protocolli medici e assistenziali siano stati rispettati e tutte le terapie necessarie correttamente disposte. Ed è proprio su questa base che l’Asl ricorrerà in appello: sebbene ancora non siano state depositate le motivazioni, i legali dei due imputati - Paolo Bassano e Maria Concetta Gugliotta - e quelli dell’azienda tenteranno nel secondo grado di giudizio di evidenziare l’assenza di responsabilità sanitarie nell’operato di Giusti e Valenti.




 

Pubblicato su Il Tirreno