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Una folla in lacrime per l’ultimo saluto alla giovane insegnante

Al funerale di Linda Panati tanti amici e colleghi di scuola E tra le braccia del babbo, il figlioletto di appena sei mesi

PIEVE A NIEVOLE. Un fiume di persone ieri mattina ha dato l’addio a Linda Panati, l’insegnante di Pieve a Nievole uccisa a 39 anni da un male incurabile e strappata all’amore del marito Carlo Niccoli e del figlio Marco di appena 6 mesi.

Il corteo funebre è partito poco dopo le dieci dalla casa della giovane madre e ha raggiunto la chiesa di San Pietro Apostolo e San Marco Evangelista. Visibilmente scosso anche il parroco don Alberto Tampellini, vicario del vescovo di Pescia, Roberto Filippini: «Non ci sono parole per consolare da una perdita così terribile» ha detto.

Ha partecipato al rito funebre anche la dirigente del comprensivo don Milani, Lorenza Lorenzini, accompagnata da un numeroso gruppo di insegnanti in lacrime: ultimamente, Linda Panati lavorava come professoressa di sostegno al comprensivo di Ponte Buggianese e Chiesina. Ma alla messa erano presenti anche tanti colleghi e dipendenti amministrativi dell’Istituto alberghiero Martini, dove la giovane mamma si era diplomata nel 1999 e aveva insegnato francese per diversi anni, dopo la laurea conseguita a Firenze nel 2006. Una delegazione di studenti in divisa con lo stemma della scuola ha accompagnato l’intera cerimonia.

Spiccava, inoltre, il gonfalone della Misericordia: per Linda, la ragazza della porta accanto, una vita dedicata alla famiglia, alla cultura, all’impegno sociale, alla missione di insegnante. Sempre ligia al dovere, seria, affidabile, solare. «Una ragazza straordinaria – ha ricordato la dirigente Lorenzini – lascia un vuoto incolmabile».

Il dono più grande è stato per lei il piccolo Marco. Presente ieri nella chiesa stipata di persone che hanno tanto amato la sua generosa mamma, con i suoi gridolini e il suo sorriso che hanno reso la cerimonia più leggera e più dolorosa al tempo stesso. Scriveva Shakespeare quattro secoli fa nel sonetto 12: “Dolcezze e bellezze smarriscono se stesse e muoiono veloci come altre ne vedono crescere veloci; e niente contro la falce del Tempo può offrire difesa, se non la prole che lo sfidi, quando ti toglierà di qui”. Sembrano versi scritti per Linda, per il suo piccolo, per il marito Carlo. —

Giovanna La Porta

Pubblicato su Il Tirreno