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Un altro indagato per la morte di Cristiana

Avviso di garanzia a un quarto medico dell’ospedale: il radiologo che non avrebbe diagnosticato l’embolia fatale

PISTOIA. Un quarto medico è stato iscritto dalla procura nel registro degli indagati per la morte di Cristiana Capecchi, la giovane impiegata morta nella serata di domenica 24 febbraio in seguito ad una crisi respiratoria, che l’ha colpita dopo che, nell’arco della settimana precedente, era stata per tre volte visitata al pronto soccorso di Pistoia e sempre rimandata a casa, con una diagnosi di pleuropolmonite.. Si tratta anche in questo caso di un medico dell’ospedale San Jacopo, Gian Piero Giannetti, 53 anni, romano ma domiciliato a Pistoia: il radiologo che aveva eseguito gli esami diagnostici – in particolare una angiotac – disposti dai colleghi del pronto soccorso sulla ragazza.


L’iscrizione nel registro degli indagati – sempre con l’ipotesi di reato di omicidio colposo – è stata decisa dal pm titolare dell’inchiesta, il procuratore capo facente funzioni Giuseppe Grieco, in vista del conferimento dell’incarico, previsto per domani, ad un medico specialista che dovrà appunto eseguire una consulenza tecnica integrativa in seguito a ciò che era emerso dall’autopsia eseguita dal medico legale Susanna Gamba: è cioè che la morte è stata causata da un’embolia polmonare non diagnosticata.


È probabile quindi che il ct della procura sarà chiamato ad esaminare sia i campioni prelevati durante l’autopsia che il contenuto dei supporti magnetici degli esami eseguiti all’ospedale San Jacopo, per capire se da quelle immagini fosse o meno possibile individuare la patologia in corso.


Per domani mattina sono stati convocati, assieme ai loro legali, anche gli altri tre medici indagati, in modo da dare loro la possibilità di nominare dei consulenti di parte. Così come l’avvocata Pamela Bonaiuti, che rappresenta la famiglia della giovane morta e che aveva già preso parte all’autopsia assieme al proprio consulente, il medico legale Giuliano Piliero.


Oltre al dottor Giannetti, ad essere indagati sono i tre medici che erano di turno al pronto soccorso in occasione dei tre accessi della 28enne: nella tarda serata del 12 febbraio, poco prima della mezzanotte; nel pomeriggio del 14, quando le fu rilasciato un referto che parlava di pleuro-polmonite; alle 8,30 del 18 febbraio.


Adesso il mirino degli inquirenti si è spostato sul medico che ha eseguito sulla ragazza gli esami diagnostici attraverso i quali sarebbe potuta emergere un’eventuale presenza di emboli nei vari rami dell’arteria polmonare. Anche se, a dire il vero, l’embolia polmonare è una delle patologie più difficili da diagnosticare in quanto è caratterizzata da segni e sintomi non specifici. Alcuni dei quali in comune con la polmonite, oppure compatibili con il dolore alla spalla che Cristiana lamentava da alcuni giorni. La principale causa di embolia è la trombosi venosa profonda: un processo patologico che porta alla formazione di un coagulo di sangue all’interno di una vena, in genere situata a livello delle gambe. Tale coagulo può staccarsi (da questo momento prende il nome di embolo) ed essere trasportato dal sangue fino ai polmoni.





 

Pubblicato su Il Tirreno