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Addio a Manno, fondò un impero del pesce

Ucciso a 73 anni da un attacco cardiaco: «Se n’è andato con la tuta da lavoro» Negli anni ‘70 il primo magazzino, poi l’apertura alle frontiere internazionali

MONTE ARGENTARIO. È morto il 5 marzo a 73 anni Antonio Manno, imprenditore attivo nel mondo della pesca e fondatore di un vero e proprio “impero” - la Fratelli Manno - che ha commercializzato i prodotti ittici in tutto il mondo. Un vulcano e un uomo che non si fermava mai, così lo conoscono tutti. Manno è stato ucciso da un attacco cardiaco.

Il 73enne era a bordo della sua barca quando si è reso conto di non sentirsi bene e ha deciso di andare a casa. Arrivato nella sua abitazione il malore si è fatto più intenso. La moglie ha chiamato subito l’ambulanza ma proprio sul mezzo di soccorso è stato colto da arresto cardiaco. I sanitari hanno cercato di fare di tutto ma non c’è stato nulla da fare. «Mio padre è morto con la tuta da lavoro – dice fra le lacrime il figlio Maurizio - Aveva un’energia devastante, era un uomo che non guardava orari e che ha creato un impero che adesso dà lavoro a 150 persone». «Col pesce ho fatto tutto», diceva. E infatti era così.

Antonio Manno – come riporta il sito “Vivo” – era campano d’origine si era trasferito a Orbetello nel 1968. Dalla Toscana iniziò a fare spola tra Chioggia e la Sardegna passando per l’Argentario, che aveva un mare molto pescoso. Sfruttando la laguna, iniziò a essere un punto di riferimento per il pesce fresco nel centro Italia. Nel 1973 si stabilì a Orbetello dove, grazie alla ristrutturazione di un ex frantoio, aprì il primo magazzino di pesce che si occupava di commercializzare il pescato dell’Argentario. Da qui il passo per arrivare oltralpe fu breve. Le nuove frontiere si aprirono sui mercati internazionali come la Francia, ricca di ostriche e molluschi ma ancora poco conosciuti in Italia. Nel 1982 nacque la maricoltura a Talamone e l’azienda ottenne una forte spinta propulsiva diventando leader sul mercato italiano dei frutti di mare. Nel 1989 venne fondata la Fratelli Manno «con l’obiettivo primario di sviluppare la pesca e il commercio del pescato di Orbetello e del Monte Argentario», risporta ancora il sito. Ad Antonio si deve l’idea di Vivo pensata come un centro di degustazione self service spartano per minimizzare i costi. Nei fatti poi è nato un vero e proprio ristorante, uno dei quali è a Capalbio. «È stato un grande lavoratore – aggiunge Maurizio – l’intera marineria dell’Argentario lo ricorderà. A noi figli ha insegnato tutto. Non lo dimenticheremo mai».

Cordoglio anche da Pier Luigi Piro, presidente dei Pescatori di Orbetello. «È stato un grande imprenditore, una persona che noi pescatori abbiamo sempre apprezzato». E il sindaco Luigi Bellumori. «Un tipo dall’aspetto burbero ma di una grande generosità. Senza le sue intuizioni Vivo non sarebbe mai nato. Mi dispiace tantissimo». La salma il 5 marzo è rimasta a disposizione dell’autorità giudiziaria, per il giorno successivo è prevista la restituzione ai familiari, tant'è che i funerali si dovrebbero svolgere per il pomeriggio del 6 marzo a Porto Santo Stefano nella chiesa del Valle. —

 

Pubblicato su Il Tirreno