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Ipotesi embolia polmonare per la morte di Cristiana

Eseguita l’autopsia sulla salma della 28enne rimandata per tre volte a casa dal pronto soccorso. Tre i medici indagati da sabato per il reato di omicidio colposo

PISTOIA. È quella di un decesso causato da embolia polmonare l’ipotesi più plausibile al termine dell’autopsia eseguita nel pomeriggio di ieri sulla salma di Cristiana Capecchi, la giovane impiegata morta nella serata di domenica 24 febbraio in seguito ad una crisi respiratoria che l’ha colpita mentre era insieme ai genitori, dopo che, nell’arco della settimana precedente, era stata per tre volte visitata al pronto soccorso di Pistoia e sempre rimandata a casa, con una diagnosi di pleuropolmonite.

 

La conferma dovrà arrivare dagli esami istologici che il medico legale incaricato dalla procura – Susanna Gamba – effettuerà nei prossimi giorni sui campioni prelevati nel corso dell’esame, ma se l’ipotesi di una ostruzione dell’arteria polmonare dovesse diventare certezza ciò comporterebbe una diversa prospettiva per quanto riguarda l’individuazione delle eventuali responsabilità mediche.

Attualmente la procura ha iscritto nel registro degli indagati – proprio come garanzia in vista dell’autopsia – i tre medici che erano di turno al pronto soccorso in occasione dei tre accessi della 28enne: nella tarda serata del 12 febbraio, poco prima della mezzanotte; nel pomeriggio del 14, quando le fu rilasciato un referto che parlava di pleuro-polmonite; alle 8,30 del 18 febbraio.

 

Ma il mirino degli inquirenti si potrebbe spostare sui medici che hanno eseguito sulla ragazza gli esami diagnostici, tra cui una angiotac, attraverso i quali sarebbe potuta emergere un’eventuale presenza di emboli nei vari rami dell’arteria polmonare. Anche se, a dire il vero, l’embolia polmonare è una delle patologie più difficili da diagnosticare in quanto è caratterizzata da segni e sintomi non specifici. Alcuni dei quali in comune con la polmonite, oppure compatibili con il dolore alla spalla che Cristiana lamentava da alcuni giorni.

 

La principale causa di embolia è la trombosi venosa profonda: un processo patologico che porta alla formazione di un coagulo di sangue all’interno di una vena, in genere situata a livello delle gambe. Tale coagulo può staccarsi (da questo momento prende il nome di embolo) ed essere trasportato dal sangue fino ai polmoni.

All’esame autoptico di ieri, assieme al proprio consulente di parte, il medico legale Giuliano Piliero, ha assistito anche l’avvocata Pamela Bonaiuti, che rappresenta la famiglia della ragazza.

 

«È ancora presto per dare una risposta certa e definitiva – hanno spiegato facendo presente che siamo in presenza di segreto istruttorio – Il medico legale della procura ha fatto i prelievi necessari di campioni, che saranno esaminati al microscopio dopo un’idonea preparazione».

 

Pubblicato su Il Tirreno