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«Irene poteva salvarsi» Thiene accusa il pediatra

È un luminare di Padova a contestare l’operato del medico Giorgio Biava Esperto di malattie cardiovascolari, si è occupato dei casi Aldrovandi e Cucchi

MASSA. «Se Irene fosse stata portata in ospedale, lì l’avrebbero ventilata e avrebbe superato la crisi polmonare che poi l’ha uccisa nel suo letto. Soltanto il pediatra con una visita a domicilio poteva accorgersi della gravità della situazione». È questo il passaggio più importante della perizia dello specialista in malattie cardiovascolari Gaetano Thiene, il luminare di Padova ingaggiato dalla famiglia Del Monte per fare chiarezza sulla scomparsa della dodicenne. Un parere pesante quello di Thiene per la sua competenza, per il suo valore nel mondo scientifico nazionale e internazionale. Uno che, tanto per intenderci, quando parla della sua materia i colleghi si mettono sull’attenti.

Lo specialista ha smontato punto su punto quanto detto in incidente probatorio da un altro medico, Venerino Poletti, pneumologo dell’Asl di Forlì. Il camice bianco al gip Antonia Aracri ha spiegato che Irene era stata uccisa da una miocardite acuta che non poteva essere prevista in alcun modo, neppure con una visita domiciliare del pediatra Giorgio Biava. Il parere di Thiene ha dato la possibilità al sostituto procuratore Rossella Soffio di chiedere il rinvio a giudizio del dottore.

Dicevamo dell’importanza della perizia: Thiene è un nome che nelle aule di tribunale risuona spesso. Lo chiamano per chiarire aspetti incerti di vicende che sono balzate agli onori della cronaca. L’omicidio di Alessandro Aldrovandi, per esempio, che coinvolgeva dei poliziotti. Oppure la morte di Stefano Cucchi, che tirava in ballo altri medici. Lui non guarda in faccia nessuno, è affidabile e soprattutto preciso. Facendo capire anche ai non addetti ai lavori quali sono le dinamiche della disciplina di Ippocrate.

Il super perito in una cinquantina di pagine smonta quanto sostenuto in sede di incidente probatorio dallo specialista pneumologo Poletti, dell’Asl di Forlì, incaricato dal tribunale di dare un parere sulle cause del decesso davanti al gip Antonia Aracri. Poletti era arrivato a una conclusione diversa da quella dell'autopsia, eseguita dal medico legale Maurizio Ratti e da Andrea Cavazzana, primario dell’unità operativa di Anatomia patologia dell’Asl1. Anziché alveolite come avevano sostenuto Ratti-Cavazzana per lui si era trattato di una miocardite acuta che aveva causato l'edema polmonare che aveva portato al decesso della piccola. Secondo lo specialista, però, come aveva stabilito l'esame autoptico, era «un evento imprevedibile». Thiene dice che si poteva prevedere, invece.

Pubblicato su Il Tirreno