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Parla uno dei ragazzi travolti dall’auto pirata: «Quella notte maledetta avvolta nel buio»

L'incidente mortale sul lungomare: Lorenzo è fuori pericolo, ma dovrà affrontare una lunga convalescenza. Il padre: "E' vivo grazie ai medici del Versilia"

VIAREGGIO. Si sforza di ricordare, Lorenzo. Parte dall’inizio: Pisa, il viaggio in autobus, la pioggia, la corsa all’ingresso, la fila alla cassa, il biglietto, “tenete, questa è la bevuta omaggio”, il primo giro in quella discoteca di cui aveva tanto sentito parlare ma che ancora non aveva mai visto, poi la musica, le luci, i salti sotto cassa, i volti nuovi, i minuti che corrono verso il fine serata, qualcuno, non si ricorda bene chi, che guarda l’ora e dice “ragazzi, bisogna andare”. E poi il buio. Una pennellata nera sopra ore di vita vissute.

Non ricorda di essere uscito dal Seven, di aver corso sotto la pioggia, di aver attraversato la strada, di essere stato travolto da un’auto che poi non si è fermata. Non ricorda le ambulanze, i soccorritori, il pronto soccorso, gli esami, la tac, le domande dei medici. Lorenzo Pettinari, 19 anni, studente di Fisica all’università di Pisa ma originario di Camerino, ha registrato la notte di Halloween con gli occhi e l’ha cancellata subito dopo con il dolore. Al momento è l’unico dei tre ragazzi investiti sul lungomare che può parlare. Michela Sotgia, 19 anni, è morta all’ospedale di Pisa quaranta ore dopo l’incidente. Paolo Francesco Macchitella, 19 anni, di Ostuni, è in coma nel reparto di rianimazione all’ospedale di Livorno.

Lorenzo invece, lunedì pomeriggio, è stato trasportato con un elicottero della guardia costiera di Viareggio all’ospedale di Camerino e adesso si trova in ortopedia. Avrà una lunga convalescenza, ma si sta riprendendo. Ha la voce per parlare ma non i ricordi. «Ricorda tutto fino a mezz’ora prima dell’incidente e diverse ore dopo. La paura, il dolore, hanno cancellato tutto», spiega il padre, Claudio Pettinari, che è rettore dell’università di Camerino. Anche gli uomini della polizia stradale di Lucca hanno provato a parlare con il ragazzo, pochi giorni dopo l’incidente.

La sua testimonianza è fondamentale per ricostruire la serata nei minimi dettagli. Ma nulla, lui non ricorda nulla. «Da quello che possiamo capire– racconta il padre di Lorenzo – stavano attraversando la strada per andare a prendere l’autobus. Nessuno dei tre ragazzi aveva bevuto. Non avevano consumato nemmeno la bevuta omaggio. Mio figlio è un atleta, non beve, non fuma, è un ragazzo con la testa sulle spalle, come gli altri due ragazzi, da quello che ho capito».

Lorenzo, Paolo e Michela si conoscevano da appena quaranta giorni. Matricole all’università di Fisica e quasi vicini di casa. «Hanno legato subito, hanno iniziato subito a studiare e a uscire insieme». Come la notte di Halloween. «Erano indecisi: non sapevano se andare al Lucca Comics o a ballare in Versilia». Hanno scelto la seconda. Per Michela la vita si è fermata lì, sul lungomare di Marina di Pietrasanta, a 19 anni.

«È veramente ingiusto il destino – continua il padre di Lorenzo –. Noi siamo a pezzi a pensare ai genitori di Michela e a quelli di Paolo. Ovviamente non possiamo che rallegrarci per nostro figlio e ringraziare il reparto di rianimazione dell’ospedale Versilia. Non solo hanno fatto un lavoro ottimo dal punto di vista medico, ma ci hanno fatto sentire come a casa, non siamo mai stati soli in quel reparto. Sono veramente in gamba».

Le indagini della polizia stradale intanto vanno avanti. Gli inquirenti stanno visionando notte e giorno le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza del lungomare per capire cosa sia successo quella nott. Per capire perché Michela è morta e perché un altro ragazzo di 19 anni deve combattere per rimanere in vita.

 

Pubblicato su Il Tirreno