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Autopsia sulla salma del “cane eroe”

Jimmy ha avuto una crisi respiratoria: è il primo quattro zampe del Cemivet a morire durante una missione all’estero

GROSSETO. Sarebbe dovuto rientrare in Italia con il suo collega parà tra una paio di settimane e sarebbe andato finalmente in pensione. Jimmy, il cane cresciuto e addestrato al Cemivet, che fiutava gli esplosivi accompagnato dal suo conduttore, un caporal maggiore capo di Pistoia, è il primo cane dell’Esercito ad essere morto durante una missione all’estero. Aveva quasi 11 anni, era ancora giovane, e tra pochi giorni sarebbe stato finalmente libero dal servizio. Invece, il suo cuore due giorni fa si è fermato in Libano, là dove era arrivato quasi sei mesi fa e dove le condizioni, anche climatiche, non sono delle peggiori. Jimmy, per il Centro militare veterinario di Grosseto, non era solo un cane. Era uno dei soldati, al pari di tutti gli altri quattro zampe addestrati e affidati ai loro conduttori, con i quali si crea un legame indissolubile. Un legame che, quando si spezza, viene vissuto come un lutto, come se fosse morta una persona di famiglia. Succede nelle case di chi adotta un cane e succede anche negli alloggi dei militari che con i loro cani stabiliscono un legame fortissimo.

Al Cemivet di Grosseto, la morte di Gamain è arrivata come un fulmine a cielo sereno. Il cane era stato sottoposto a tutte le visite di rito ed era sanissimo. Due giorni fa stava svolgendo un regolare turno di servizio per il controllo anti-esplosivo sui veicoli in ingresso alla base di Shama, sede del comando del Settore Ovest di Unifil, affidato all’Italia dove attualmente c’è la Brigata Paracadutisti Folgore. Gamain, come lo chiamavano i militari del Cemivet ha cominciato a respirare con affanno e il suo conduttore ha chiamato immediatamente il veterinario che si è messo in contatto con il collega del Cemivet. Nonostante i tentativi di rianimarlo, Jimmy non ce l’ha fatta e in Libano, alla base militare dove si è consumato il dramma, è ancora in corso l’autopsia per stabilire l’esatta causa della morte anche se l’ipotesi più probabile è quella del malore.

Ora al Cemivet stanno cercando di capire se la salma o almeno le ceneri del pastore belga potranno essere riportate in Italia, in base alle leggi in materia sanitaria vigenti nel Paese nel quale stava operando. I cani in forza al Cemivet, che operano in tutte le missioni di pace nelle quali è presente il contingente italiano, sono un centinaio. Diversi hanno raggiunto la pensione: Jimmy avrebbe fatto lo stesso se non fosse stato ucciso da quel malore sotto gli occhi del suo collega umano con il quale aveva vissuto quasi in simbiosi.

Pubblicato su Il Tirreno