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Il commento - Se l’incidente di caccia scatena la corrida social

Su Facebook auguri di morte incrociati dopo la notizia del ferito da un cinghiale: perso il senso della realtà

Se gli utenti che hanno postato gli auguri di morte a un cacciatore dovessero essere giudicati solo dai commenti che hanno scritto su Facebook, bisognerebbe farsi un religioso segno della croce. In decine e decine si sono scagliati contro quest’uomo, ferito gravemente dopo essere stato aggredito da un cinghiale.

Questo scrigno del peggio, a primo impatto, disgusta ma, allo stesso tempo, serve molto perché spiega che spesso, e non solo sul web, si vive in una grande finzione. Che deforma la realtà fino ad animarla di amici e nemici inesistenti. E a farla diventare come quella dei bambini che stanno troppo davanti ai videogiochi e credono di essere immortali.

Partiamo da domenica scorsa quando è avvenuto il fatto a Montespertoli, in provincia di Firenze. Paolo Bini, cinquantenne, era impegnato in una battuta con i compagni della squadra. Seguendo il suo cane, si è trovato di fronte al cinghiale che lo ha aggredito e lo ha morso a una gamba provocandogli un'emorragia. I compagni erano poco lontano e l'arrivo dei soccorsi è stata immediato.

Bini si è ferito seriamente a muscoli e ad arterie, è stato soccorso con l’elicottero e ora è a Careggi, in condizioni gravi. Ma il fatto di cronaca è andato avanti su Facebook. Dopo l'aggressione dell'animale abbiamo assistito a una sfilza di pestaggi social che si sono intersecati contro il ferito e tra animalisti e sostenitori delle associazioni venatorie. Senza esclusione di colpi. Una sequela di auguri di morte che è corsa inarrestabile tra un post e l'altro. Sostenuta da insulti gratuiti e condita con folcloristiche foto di piatti a base di cinghiale. Siamo passati dal post più blando «Legittima difesa dell'animale» a uno da orrore «Speriamo che il cacciatore muoia» oppure «Che peccato… ferito e basta?» postato da una donna che vanta studi in psicologia. Davanti all'auspicio del «Natale di m... e all'ospedale», un altro cacciatore ha espresso il desiderio di prendere «una mazza e scagliarla contro i denti dei vegetariani». Questo il ring che si è scatenato per un grave incidente di caccia da profili dove si alternano foto di bimbi ripresi in tutte le pose, con cartoline Daily heart in varie salse. Zeppe di aforismi per ogni occasione.

Ma allora quale è il profilo, quello reale, della platea di utenti che a parole diventano più bestie del cinghiale? I vari commentatori hanno perso il filo della realtà, vivono in una grande finzione che li conduce a parteggiare in completa solitudine non con la ragione o il cuore ma con la tastiera.

Perché altrimenti non si può spiegare come Enrico Rizzi, un ragazzo dal volto rassicurante ed esponente del Partito animalista europeo, possa fare gli auguri di Natale sopra la notizia di un cacciatore di trentadue anni morto per un malore vicino a Grosseto.

E allora, se non ci si vuole fare solo il segno della croce, l'unico modo è recuperare la realtà nella semplicità con un uomo che è andato a caccia perché aveva le autorizzazioni per farlo e che purtroppo ha avuto un incidente. Con tutta la libertà degli altri di essere animalisti. Cancellando ogni altra montagna di congetture e difetti mentali. E senza scelte assolute perché la verità può stare anche nella via di mezzo.

Pubblicato su Il Tirreno