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Logli, la difesa attacca la credibilità di Gozi su orari e auto viste

L’avvocato Cavani: il teste prima ha detto di essere passato in via Gigli alle 1,10 poi si è corretto indicando le 0,30

PISA. Orari e modello di auto sbagliati. Dichiarazioni rese davanti a carabinieri e magistrato che vengono corrette in sede di incidente probatorio davanti al gip. E poi l'effettiva capacità, in una notte con foschia, di vedere e, soprattutto, riconoscere i volti delle persone a distanza di sessanta-settanta metri in una strada buia.

Le contestazioni. Sono le contestazioni che il legale di Antonio Logli, l'avvocato Roberto Cavani, muove al superteste Loris Gozi, il principale accusatore del marito di Roberta Ragusa, la donna scomparsa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 dalla sua abitazione in via Dini a Gello.

L’udienza dal gup. Una sparizione per la quale il 6 marzo 2015 Logli comparirà davanti al gup, Giuseppe Laghezza per l’udienza preliminare in cui è imputato di omicidio volontario aggravato e distruzione di cadavere. Sedici le persone offese (compresi i due figli), che, tuttavia, per dimostrare di voler chiedere un risarcimento danni dovranno costituirsi parte civile.

Gozi sostiene di aver visto Logli in auto a mezzanotte e mezzo in via Gigli. E dopo una ventina di minuti di averlo visto anche litigare una donna («sono sicuro all’80 per cento») prima di farla salire in auto a forza.

Il legale dell’imputato ha ribattuto alle affermazioni del teste durante l’incidente probatorio attraverso il quale le dichiarazioni di Gozi, cristallizzate in 80 pagine come prova nell’anticipazione dell’eventuale processo in Corte d’Assise, rappresentano l’architrave su cui poggia le sue tesi la Procura.

La vista. Per il difensore dell’imputato, che ha prodotto un certificato medico, Gozi ha un’acutezza visiva di otto decimi a entrambi gli occhi. Ma Gozi replica nel controesame: «Non sono miope e non porto gli occhiali».

Quelle dell’avvocato Cavani sono contestazioni che, nell’ottica difensiva, mettono in dubbio la versione del teste che fa mettere a verbale di non aver detto tutto e subito perché non voleva avere a che fare con i carabinieri.

Decide poi di parlare nell’ottobre 2012 e proprio su quelle dichiarazioni la difesa di Logli obietta circa la fondatezza della ricostruzione alla base della richiesta di rinvio a giudizio.

Due versioni sugli orari. In quell’occasione Gozi verbalizzò la seguente dichiarazione: «Nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 credo fossero intorno le una e 15 circa, a bordo della mia Fiat Punto rientravo con mia moglie presso la mia abitazione». Contestazione di Cavani: «Poco fa alla specifica domanda del pubblico ministero lei ha detto che era mezzanotte e mezzo quando è andato a prendere la moglie e circa 10 minuti ha fatto rientro perché la distanza era breve». E ancora rivolto a Gozi: «Quindi conferma che lei ha dichiarato ai carabinieri di essere passato (in via Gigli, ndr) intorno all’una, una e 10?». Gozi: «No, io sono passato di lì... avrò sbagliato, avranno sbagliato i carabinieri come per dire...». Il giudice sottolinea: «Effettivamente poiché in altri momenti ha dichiarato circostanze diverse riguardo all’orario, diverse rispetto a quelle che ha indicato adesso la difesa sta cercando di capire, e noi cerchiamo di capire. Lei è passato a mezzanotte e mezzo o verso l’una la prima volta?» Gozi: «La prima volta a mezzanotte e mezzo».

L’auto diversa. Il teste ha detto di aver visto Logli alle 00,30 sulla sua Ford Escort Station Wagon in via Gigli rivolto verso il passaggio a livello. Poi di averlo visto intorno alle una su una Citroën C3 in attesa di una donna arrivata dai campi con cui ha iniziato a litigare con lei che chiedeva aiuto. L’avvocato torna alla carica. «Contesto queste dichiarazioni. Gozi disse ai carabinieri e poi al pm di aver visto la prima volta un uomo alla guida di una Citroen». Nell’ultima versione, invece, il primo presunto incontro è quello su una Ford Escort. Così Gozi spiega il motivo del cambio di dichiarazioni: «Non me la sentivo di accusare il signore (Logli, ndr). Io con le forze dell’ordine non ho mai avuto un gran rapporto. Però ormai è venuta fuori e bisogna dire la verità. Mi assumo la mia responsabilità di quel giorno che ho sbagliato con il dottore (il pm, ndr) perché non ho detto la verità».

Pubblicato su Il Tirreno