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E' morto Antonio Bertoli, scrittore, poeta e uomo di teatro

Scomparso a 58 anni l'inventore della psicogenealogia. Grande conoscitore della beat generation, aveva collaborato con Ferlinghetti e Jodorowsky

GUARDISTALLO (Pisa). È morto sabato 24 ottobre nella sua casa di Guardistallo, lo scrittore Antonio Bertoli. 58 anni (li avrebbe compiuti il 12 novembre), originario di Rovigo, Bertoli è una figura artistica e intellettuale di primo piano nel panorama italiano. Poeta, scrittore, uomo di teatro carismatico, docente universitario, era malato da circa due anni. Nonostante un intervento chirurgico e le cure mediche, le sue condizioni negli ultimi mesi sono peggiorate. Sabato 24 è morto, nella bella casa nella campagna di Guardistallo dove si era trasferito da alcuni anni, circondato dall’affetto della moglie Serena e dei figli Giulio e Margherita. E dove moltissimi amici e parenti gli hanno reso omaggio. Il corpo sarà cremato il 27 ottobre a Livorno.

Nato a Villadose, nel Polesine, Antonio Bertoli comincia la sua straordinaria esperienza con la laurea al Dams (Dipartimento arte, musica e spettacolo) di Bologna con Umberto Eco, dove ha insegnato Avanguardie storiche del '900, poi ha scelto il teatro dirigendo il Teatro Studio di Scandicci, e il Puccini di Firenze insieme a Sergio Staino. Ma la sua vita artistica e professionale è stata intensa e ha toccato i campi più disparati. Sempre con una particolare attenzione alle avanguardie e alla “controcultura”.

Fondamentale l’incontro con Ferlinghetti e più tardi con Jodorowsky. Antonio Bertoli ha collaborato infatti con diversi artisti e personalità culturali (da Fernando Arrabal a Roland Topor, da Alejandro Jodorowsky ad Antonio Tabucchi).

Nel 1996 ha fondato a Firenze City Lights Italia, libreria e casa editrice che si è occupata di poesia, insieme a Lawrence Ferlinghetti, mito della beat generation americana. Da questa collaborazione nasce l'incontro con altri protagonisti della cultura contemporanea understatement: Anne Waldman, Gregory Corso, John Giorno, Ed Sanders, Jack Hirschman, Anthony Bourroughs. Ma Antonio Bertoli è riuscito anche a fondere la sua vena artistica con un’altra sua passione, la nuova medicina, che ha fuso con la psicoanalisi transgenerazionale fondando la psico-bio-genealogia, di cui ha tenuto stage in Italia e all’estero. Molti dei quali all’istituto buddista di Pomaia, uno era in programma nel prossimo fine settimana.

Vastissima la sua bibliografia. Per Macro editore ha pubblicato nel 2010 il volume "Psico-Bio-Genealogia – Le origini della malattia”, pubblicato anche in Francia e Spagna nel 2012. Ed in uscita la trilogia "In nome del padre e della madre - il legame archetipico tra famiglia e malattia". Ma ha scritto anche molti libri di poesia e testi di canzoni. «Geniale studioso di strategie creative messe generosamente al servizio del prossimo», lo ricorda l’amico Gioacchino Allasia, terapista shiatsu e scrittore, che con lui ha collaborato a lungo. Era un «grande cantore della vita attraverso la composizione in gioventù di meravigliose canzoni come "Ho visto anche degli zingari felici” - racconta Allasia - appassionato esperto di Beat generation, amico intimo di Ferlinghetti e Alejandro Jodorowsky, con cui ha collaborato per oltre 20 anni, fondatore e direttore di teatri importanti come il Puccini di Firenze, direttore per anni della libreria City Lghts Italia, Antonio Bertoli è stato un grande uomo a tutto tondo che ha ispirato e aiutato migliaia di persone a ritrovare salute e felicità nella vita attraverso un lavoro unico nel suo genere: la psico-bio.genealogia. Lascia una preziosa eredità a tutti quelli che lo hanno seguito e amato. Sta a noi continuare il suo straordinario percorso di vita all'insegna della ricerca della bellezza e della felicità».

Pubblicato su Il Tirreno