• Home
  •  > Notizie
  •  > Riccardo, morto nel fiume a Montignoso: le ipotesi, il ritrovamento, i soccorsi e le urla disperate della madre

Riccardo, morto nel fiume a Montignoso: le ipotesi, il ritrovamento, i soccorsi e le urla disperate della madre

A lanciare l’allarme nel pomeriggio di Pasquetta un giovane a passeggio con il cane: aveva ricevuto un permesso speciale per passare le festività con la famiglia

MONTIGNOSO. Le urla strazianti della madre riecheggiano nella collina soleggiata, nel verde della frazione della Piazza, a Montignoso, a poche curve da villa Schiff. L’anziana, accudita nella sua disperazione dai soccorritori, urla, non si dà pace, si sporge, ripete “perché” e indica il fiume, poco più in basso rispetto alla strada. Quel fiume che ha trasportato per qualche metro il corpo del figlio, Riccardo Vietina, 56 anni di Montignoso; originario di Sant’Eustachio per la precisione. Da tempo in cura presso villa Giovanna, clinica psichiatrica montignosina.

Venendo alla ricostruzione di quegli attimi, sono da poco passate le 15 del pomeriggio di Pasquetta, quando un giovane a passeggio a bordo strada con il suo cane intravede un corpo sul fiume, all’altezza della Piazza. Il corpo è rivolto verso il basso: non sembra dare alcun segnale di vita. L’incredulità fa subito spazio all’allarme che lancia alla centrale operativa del 118 e alle forze dell’ordine. Tuttavia, una volta arrivato sul posto, al personale medico non resterà che constatare il decesso del cinquantaseienne apuano. Arrivano la polizia – con le indagini coordinate dalla squadra mobile guidata dal dottor Antonio Dulvi Corcione – la polizia scientifica, i vigili del fuoco e la pubblico ministero Elena Marcheschi. Al vaglio, ovviamente, la ricostruzione di quanto accaduto: a partire dalla dinamica. Da una prima ricostruzione, sembrerebbero profilarsi con maggiore insistenza un paio di ipotesi su quanto successo lunedì 18 aprile. Un malore, con l’uomo a bordo del fiume che – a causa del malore appunto – avrebbe perso i sensi e l’equilibrio e sarebbe caduto battendo la testa negli scogli del fiume (ferendosi pure al viso); oppure una svista, un piede appoggiato male e l’uomo che scivola e batte la testa, perdendo i sensi, con il fiume che lo trasporta a pochi metri più a sud dove viene intravisto dal giovane, appunto, all’altezza della frazione della Piazza. Insomma, un tragico incidente o un malore, le ipotesi che sembrano emergere. Pochi i dubbi sulla dinamica per gli inquirenti con il passare del pomeriggio tra i rilievi e il sopralluogo: ma per fugare anche il più piccolo dubbio, per una maggiore scrupolosità è stata disposta l’autopsia sul corpo del cinquantaseienne. Le indagini andranno avanti, così come l’inchiesta con la pm di turno, la dottoressa Marcheschi.

L’uomo, secondo la struttura presso la quale era ricoverato, aveva poche ore prima ricevuto «un permesso per la festività da trascorrere con la famiglia, con la madre; un permesso dopo due anni, per via delle regole anti-contagio, con i contatti con l’esterno limitati per la sicurezza degli ospiti». Poi dopo pranzo quella passeggiata sul fiume, la caduta, quel corpo che scivola e viene trasportato dal fiume lentamente verso la pianura. Poi i soccorsi e le urla di una madre che non si dà pace.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Pubblicato su Il Tirreno