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Empoli, nel cassonetto a dormire la notte: è l’ipotesi per il cadavere ritrovato

La vittima è un ventenne di origine africana. Da Firenze è stato scaricato dall’autocompattatore a Molin Nuovo. Un testimone: «Ho sentito un grido venire dal capannone»

EMPOLI. Il dramma della povertà e della solitudine. Un dramma che si trasforma in tragedia della disperazione. Sembrano questi i contorni della vicenda che per qualche ora ieri mattina ha fermato l’attività della Metal Carta di via del Molin Nuovo, nell’omonima frazione a sud del centro di Empoli, traversa della regionale 429.

Insieme a carta e cartone l’auto compattatore ha scaricato anche un cadavere. Gli investigatori stanno cercando di risalire all’identità della vittima. Si tratterebbe infatti di un 20enne di origine somala senza fissa dimora - dal 2013 in Italia come rifugiato - che in qualche modo potrebbe aver cercato riparo nella notte in una cassonetto della spazzatura a Firenze o Scandicci. E il mezzo utilizzato per raccogliere e pressare la carta potrebbe averne causato la morte. Gli investigatori sembrano per ora escludere la morte violenta, un regolamento di conti finito male. Ma le ipotesi sono tutte in campo.

Del corpo privo di vita se ne è accorto dopo le 10 un operaio addetto alla selezione del materiale da avviare poi a riciclo nelle cartiere della Lucchesia. Era un cadavere di colore, quasi intatto, senza evidenti segni di violenza, solo qualche taglio e ferite sulla fronte e sul capo, che potrebbero essere stati provocati dalla pinza della gru utilizzata per svuotare i camion dal loro contenuto. Sarà l’autopsia a chiarire le cause della morte. Da quanto si apprende, il corpo avrebbe anche subito un qualche tipo di schiacciamento dallo strumento che “compatta” carta e cartone nel momento che vengono raccolti dai cassonetti dell’immondizia a bordo strada, caricati quindi sui camion che poi si muovono verso le stazioni di trattamento per l’avvio a recupero, come appunto la Metal Carta di Empoli, azienda che a inizio 2020 è stata rilevata da Real Srl, una joint venture societaria tra Alia Spa e Relife Spa.

Ieri mattina a Molin Nuovo c’erano i carabinieri della compagnia di Empoli, guidati dal colonnello Daniele Riva, i colleghi del Nucleo Investigativo di Firenze, i militari della scientifica, l’automedica arrivata da Empoli solo per constatare il decesso e il pubblico ministero di turno, Antonino Nastasi. Secondo i primi rilievi, il cadavere rinvenuto tra le pile di carta era quasi intonso e non presentava alcun segno di decomposizione: significa che la morte era sopravvenuta a distanza di pochissime ore, forse nemmeno un giorno.

La nazionalità della vittima è stata rilevata da un foglio che il giovane africano teneva in tasca: un documento timbrato intorno alle 23 di domenica dalla questura di Firenze, dopo che l’uomo era stato fermato nella zona di Novoli. Nel foglio veniva intimato al 20enne di recarsi in un commissariato di polizia per regolarizzare la sua posizione in Italia. Perché il giovane era un clandestino, senza documenti e un posto dove andare. E anzi era conosciuto dalle forze dell’ordine con almeno cinque alias, nomi che lui forniva ai controlli per giustificare la sua presenza nel nostro Paese e ingannare gli agenti sulla propria identità. Investigatori che adesso sono al lavoro per accertare il suo esatto nome e cognome, e anche la sua provenienza. Perché ci sono dubbi che all’ultimo controllo abbia fornito anche una falsa nazionalità.

La povertà e la solitudine hanno messo fine all’esistenza terrena di questo giovane che cercava di essere invisibile e che si era nascosto al buio di un cassonetto, tra la carta e il cartone da buttare, e dove ha trovato la morte senza che nessuno se ne accorgesse. Come se fosse un rifiuto da smaltire. Gli investigatori coordinati dalla Procura fiorentina lavorano anche per tracciare il percorso dell’auto compattatore che ieri alla Metal Carta ha scaricato la carta e un cadavere. In uno dei cassonetti svuotati il 20enne potrebbe essersi infilato per passare la notte. Ne è uscito cadavere, a chilometri di distanza.

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Pubblicato su Il Tirreno