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Operaio muore a 60 anni dopo un malore: «Babbo era un grande uomo»

Si è accasciato all’improvviso nella sua casa. Tra sei mesi sarebbe andato in pensione. I figli: «Era generoso e disponibile»

LIVORNO. Nessuno potrà dimenticare quel sorriso gioioso. Perché aveva una dolcezza capace di riempire il cuore di chi gli stava accanto. E la sua morte ha lasciato, per tanti, un vuoto incolmabile. L’altra notte Massimo Paolini si è alzato dal letto. Erano circa le 4 del mattino e ha detto che non riusciva a dormire.

Poi, all’improvviso, si è accasciato, probabilmente per un infarto. È successo tutto in poco tempo: il malore, la chiamata al 112 e l’arrivo dei soccorsi in via Marradi. Il medico arrivato sul posto con l’ambulanza della Svs di via San Giovanni ha tentato in ogni modo di rianimarlo. Ma Paolini non ha più ripreso conoscenza. È morto a 60 anni, nella sua casa. Lascia la moglie Patrizia e i due figli Gionatan e Ylenia.

Era un operaio, Massimo. Lavorava per la Valmec Sm, ditta che si occupa, tra le altre cose, di effettuare la manutenzione degli impianti industriali, tra cui quelli dello stabilimento Eni di Stagno. Sarebbe andato in pensione tra sei mesi. «Babbo era un uomo generoso – dicono i figli –. Era sempre disponibile e buono con tutti». Paolini amava profondamente la sua famiglia: quando ne parlava sul suo volto si accendeva una luce. E si disegnava quella gioia che si trasformava «in un grande sorriso». Quel sorriso che i figli ricordano con uno sconfinato amore per quell’uomo così gentile. Chi conosceva Paolini ne parla come di una grande persona. Un uomo fantastico che viveva la vita in modo appassionato.

Quando non lavorava e non era con la sua famiglia il signor Massimo amava fare sport. E anche seguirlo in tv. Gli piaceva in particolar modo il calcio. E, in particolar modo l’Inter, che seguiva ormai da anni. Oltre al calcio amava la corsa. E in questo caso scendeva in campo in prima persona. Perché appena aveva un attimo di tempo indossava la tenuta sportiva e usciva per allenarsi. Calcare la strada lo faceva stare bene.

La sua scomparsa ha lasciato un grande vuoto nei cuori dei tanti che gli volevano bene. E adesso amici e parenti si stringono intorno alla sua famiglia. Alla moglie, ai due figli e ai nipoti. Riunendosi in un caldo abbraccio per salutare un’ultima volta quell’uomo dal cuore gentile e dal sorriso contagioso. Quel padre amorevole che è sempre stato accanto alle persone amate. E quello sportivo appassionato, che non perdeva occasione per condividere le sue passioni. Perché Massimo era così. Un uomo buono. Uno che si faceva voler bene davvero.

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Pubblicato su Il Tirreno