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Omicidio all'ex Campo profughi: «Siamo tutti scioccati, lui era un buono»

Il sindaco di Casoli racconta il “suo” Paolo. Nuovo sopralluogo dei carabinieri e del magistrato

CARRARA. «Una vita nata in salita nella quale era facile perdersi, ma un animo buono». Massimo Tiberini è il sindaco di Casoli, Comune della provincia di Chieti, di poco più di cinquemila abitanti. Comune dove era nato e cresciuto Paolo Fiorentino, senzatetto di 46 anni trovato senza vita nella mattinata di giovedì 13 gennaio in un caseggiato che occupava abusivamente all’ex campo profughi di Marina di Carrara. Almeno cinque coltellate, tra cui al cuore e al collo, avrebbero ucciso Paolo. Ma sul numero esatto di quei colpi dati con un coltello da cucina, sull’orario della morte, così come su altri dettagli soltanto l’autopsia potrà fornire le risposte che si attendono proprio in queste ore.

Il sindaco di Casoli

«Lo conoscevo bene, appena saputo del fatto siamo rimasti scioccati perché in un paese piccolo come il nostro – dice il sindaco – tutti ci conosciamo. Veniva da una famiglia semplice, la sua storia è delicata, particolare. Per questo come Comune abbiamo sempre fatto il possibile per aiutarlo», ricorda il primo cittadino. Mercoledì, come scriviamo a parte, il corpo di Paolo rientrerà in quella Casoli che aveva lasciato più volte per poi farci ritorno. Milano, Bologna, Pescara: senza lavoro e senza casa; poi a Casoli nel 2020 per ripartire alla volta di Carrara. E qui, all’ombra delle Apuane, nella città del marmo, ha perso la vita. «Ci saranno i funerali, la comunità si sta attivando per provvedere alle eventuali spese. So che aveva una cagnolina, ecco se posso mi faccio portavoce di un appello: qui in paese qualcuno si è già fatto avanti per accudirla», fa sapere Tiberini. La cagnolina era con Fiorentino da poco tempo: Sheela, di poco più di un paio di mesi. Occhioni grandi, bianco e nera. Era lì, in braccio ai conoscenti, la mattina di giovedì scorso quando è stato ritrovato il corpo di Paolo senza vita in uno stabile poco dopo l’ingresso della colonia Vercelli, o ex campo profughi, a Marina di Carrara in viale Galilei a pochi metri da una scuola elementare, dal salotto del litorale carrarese e dal mare.

Il sopralluogo

A trovarlo, come scritto, poco prima delle 8, un’amica: Paolo non rispondeva. In quegli istanti, intanto, alla vicina caserma dei carabinieri si presenta, per costituirsi, un altro senza tetto. Ha 67, si chiama Francesco Di Blasi, originario di Palermo. Di Blasi, difeso dall’avvocato Francesco Vetere, si è avvalso della facoltà di non rispondere di fronte al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Massa Marta Baldasseroni sabato mattina. È attualmente in carcere a Massa; l’accusa è quella di omicidio volontario. L’autopsia – disposta dal pubblico ministero Elena Marcheschi – affidata ai medici legali pisani Aniello Maiese e Alice Chiara Manetti nei giorni scorsi, invece, e sulla quale si attendono in queste ore le risposte, dovrà chiarire alcuni aspetti, come dicevamo. A partire dall’orario della morte. Intanto nella giornata di ieri il pubblico ministero Marcheschi, gli uomini della compagnia di Carrara dei carabinieri al comando del maggiore Cristiano Marella, il tenente Walter Calandri che comanda il nucleo operativo, con gli addetti al sopralluogo, e l’avvocato di Di Blasi sono tornati sulla scena del delitto. Ulteriori rilievi per stabilire, in quel corridoio dello stabile dove è stato trovato e ucciso Fiorentino, la direzione delle gocce e delle macchie di sangue che potranno aiutare a chiarire alcuni dettagli del corpo a corpo, di quella lite degenerata per motivi ancora poco chiari. Un sopralluogo utile, non solo per la dinamica, ma anche per ricostruire le abitudini, la quotidianità, di chi occupava quello spazio.

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Pubblicato su Il Tirreno