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Addio Bob, asso del baseball: «Caro amico eri una forza»

Livorno: Robert Lucy, pilastro del diamante amaranto, è morto d’infarto a 62 anni. Il ricordo del compagno di campo: «Ha trascinato la squadra ad alti livelli»

LIVORNO. Era una testa matta, Bob. E conosceva solo un modo per vivere: a modo suo. Con due bussole, l’amore sconfinato per lo sport e per sua moglie. Robert Lucy ha scritto la storia del baseball amaranto. E adesso quel mondo lo piange, stringendosi attorno alla sua famiglia. È morto per un infarto, a 62 anni.

I suoi amici e “colleghi” di diamante non potranno mai dimenticare i viaggi verso Firenze a bordo di quel pullmino che per loro ha fatto la storia. «Per un anno giocavamo in casa a Firenze – racconta Stefano Secchi –. E ci muovevamo su questo pullmino con le botole sul soffitto. E chi se lo scorda».

Lucy è nato negli Stati Uniti, «dove aveva giocato con i Los Angeles Dodgers», racconta Secchi. Poi è arrivato in Italia negli anni Settanta, come militare di Camp Darby. E in Italia ha continuato a giocare a baseball, nel Livorno.

«Bob era una potenza. Vinse anche la tripla Corona – prosegue Secchi –. E con lui il Livorno andò in A. Giocava in due ruoli: ricevitore esterno e centro. Ed è stato veramente una colonna del baseball livornese».

Da quando aveva smesso di giocare lavorava «come manager per i cantieri di Oli&gas – racconta la moglie Lucia Costanza –. Perciò stava molto fuori per lavoro. Girava il mondo. Ricordo che ci conoscemmo tanti anni fa ai Bagni Pancaldi. Fu Stefano (Secchi, ndr) a presentarci. Robert era una testa matta. Un eccesso. Ma aveva anche un’indole molto buona. Era un uomo affettuoso e il baseball era la sua vita».

Secchi se lo ricorda bene, in campo. E non potrà mai dimenticare quegli anni passati insieme a rincorrere il sogno di arrivare sempre più in alto col baseball livornese. «Questo sport era la sua vita. Dentro e fuori dal campo. Sa come sono gli americani, tengono tutti i numeri (del baseball,ndr) a mente. Lui era così. E con Bob la squadra è cresciuta tanto».

Era un trascinatore, Robert Lucy. Uno che in campo tutti seguivano. Chi lo conosceva dice che quando lanciava era un fuoriclasse. Un giocatore dal talento unico «uno dei più forti che il Livorno abbia mai avuto».

Era un uomo esuberante. Dentro e fuori dal campo. Esplosivo come giocatore e come persona. Gli amici amavano trascorrere il tempo con lui. E oggi piangono quel compagno di partite capace di trascinare la squadra fino alle stelle. E il suo nome sarà per sempre scolpito negli anni d’oro del baseball amaranto.

«Era una persona davvero incredibile – prosegue Stefano Secchi –. E la sua scomparsa è una grande perdita per tutti noi. Non lo dimenticheremo mai. Non dimenticheremo mai il nostro Bob in campo. E su quel pullmino tutto colorato che ci portava verso un’altra partita. Addio Bob, eri una forza».

E gli amici ora si stringono, tutti insieme, in un grande abbraccio attorno alla moglie Lucia, che ricorda con amore immenso quell’uomo tutto d’un pezzo che sapeva essere, allo stesso tempo, così tanto affettuoso. «Eravamo sposati da tanti anni – dice –. Robert era un uomo buono».

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Pubblicato su Il Tirreno