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Una coltellata al cuore ha ucciso Paolo. Ecco cosa è successo durante la lite

Di Blasi si è avvalso della facoltà di non rispondere di fronte al gip: resterà in carcere. Si attendono gli esiti dell’autopsia

CARRARA. Una coltellata sul petto, all’altezza del cuore. Poi sul collo. Cinque, almeno: anche se il numero preciso arriverà soltanto dall’esito dell’autopsia atteso per lunedì 17 gennaio. Così come soltanto quest’ultima potrà restituire con chiarezza quali sono stati i colpi mortali.

Dopo i primi rilievi e con gli sviluppi delle indagini che proseguono emergono maggiori dettagli sull’omicidio di Paolo Fiorentino, senzatetto di 46 anni originario della provincia di Chieti, trovato senza vita nella mattinata di giovedì 13 gennaio in un caseggiato che occupava abusivamente all’ex campo profughi di Marina di Carrara.

A costituirsi per il fatto nella stessa mattinata è Francesco Di Blasi, 67 anni, anche lui senza fissa dimora e originario di Palermo, ora accusato di omicidio volontario. Ai carabinieri non dice molto: «È successo un fatto grave, ho litigato con una persona, andate a vedere», poi si chiude nel silenzio. E anche nella mattinata di ieri il 67enne difeso dall’avvocato Francesco Vetere si è avvalso della facoltà di non rispondere di fronte al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Massa Marta Baldasseroni. Il gesto di costituirsi, recandosi dai carabinieri, ha fatto sì che il fermo non venisse convalidato, per questioni procedurali, ma contestualmente per Di Blasi sono state disposte le misure cautelari considerati gli indizi e la sua personalità. Resterà dunque in carcere a Massa.

IL GIALLO DELL'ORARIO

Intanto è atteso l’esito dell’autopsia sul corpo di Fiorentino; un incarico affidato ai medici legali pisani Aniello Maiese e Alice Chiara Manetti. L’autopsia – disposta dal pubblico ministero Elena Marcheschi – dovrà chiarire vari aspetti della vicenda. A partire, come detto, dall’orario della morte. Con le indagini che vanno avanti sembra prendere maggior corpo l’ipotesi, come abbiamo scritto, che il fatto possa essere accaduto ben prima del ritrovamento del corpo. Già nella notte. E non, dunque, come sembrava da una prima ricostruzione, nella mattinata di giovedì: poco prima, cioè, di quando è stato ritrovato da un’amica in quel caseggiato vicino all’ingresso della colonia Vercelli di viale Galilei. L’amica spesso passava a sincerarsi delle sue condizioni e di quelle del cagnolino che Fiorentino aveva preso qualche settimana fa: una cagnolina piccola, di due mesi, bianco e nera con gli occhi grandi alla quale i conoscenti di Paolo hanno trovato prontamente una nuova casa dove stare. Quell’amica che è stata ascoltata per ore dai carabinieri e che ha raccontato della mancata risposta di Paolo e del suo ingresso nel caseggiato dove ha incrociato un uomo che stava uscendo. L’uomo – secondo il racconto – esce a buon passo e farfuglia qualcosa. Non sono ancora scoccate le 8 della mattina di giovedì 13 gennaio. Potrebbe essere Di Blasi che si sta dirigendo verso la vicina caserma dei carabinieri dove dirà poco, quanto basta però per far precipitare i militari sul posto dove trovano i soccorritori del 118 chiamati dall’amica di Paolo, intanto. Un altro tassello di quelle ore da mettere in fila.

LA COLTELLATA AL CUORE

E così, mentre i motivi restano uno dei nodi della vicenda, con quella lite che ha portato a una vittima, l’autopsia dovrà chiarire anche il numero delle coltellate. Un coltello da cucina che, a quanto sembra dai primi rilievi, è stato utilizzato per colpire Fiorentino al collo e al petto, all’altezza del cuore. Un numero ancora non ben definito di colpi sferrati: una manciata, almeno. Verranno fatti anche gli esami tossicologici per poter aver maggior chiarezza sul quadro, sullo scenario nel quale si è svolto il corpo a corpo.

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Pubblicato su Il Tirreno