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La bandiera del "Che" e il coro "Bella ciao", così la Versilia saluta in spiaggia Emiliano Favilla - Il video

Esaudito il suo ultimo desiderio: sul mare, con simboli e parole della "sua" sinistra. Ma anche l’omaggio al cuore grande di bagnino che amava stare con gli ultimi

VIAREGGIO. C’è un sole incredibile a salutare Emiliano Favilla, morto mercoledì a 76 anni dopo una malattia. I compagni di tante lotte scherzano, ma nemmeno troppo: è il sol dell’avvenire. A lui la battuta sarebbe piaciuta. Quando gli dicevano che era un vecchio comunista, nell’idea di offenderlo, se ne sentiva onorato ed era il primo a farci dell’ironia. Con un pizzico di nostalgia in fondo.L’ultimo desiderio di Emiliano, consegnato all’amico fraterno Riccardo Antonini con cui ha attraversato molte battaglie sindacali, è stato esaudito. Ricevere l’abbraccio di familiari e amici sul mare, nella spiaggia del Venusta 2, bagno di Lido di Camaiore che la famiglia manda avanti da tanto. Voleva sentirsi circondato dal salmastro e dai colori, frasi e simboli della "sua" sinistra.

Quella che era nata per difendere i più deboli, per stare dalla parte degli ultimi. Una lezione che Emiliano aveva fatto propria, senza mai dimenticarla. Ha voluto essere circondato dalla bandiere rosse e coperto dal volto del "Che" Ernesto Guevara, che lo ammaliò da giovane: i balneari, con ironia, lo appellavano appunto Comandante. E Antonini, nel suo discorso funebre, ha citato proprio una frase attribuita al "Che" (ma anche al poeta Bertolt Brecht): «Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso». Un comandamento che Emiliano ha fatto suo.L’ultimo saluto a Favilla, sindacalista e amministratore pubblico che ha segnato un’epoca della politica, del senso di impegno e missione civile che la deve sempre animare, ha visto arrivare al Venusta 2 tanti amici e rappresentanti delle istituzioni.

Di fronte al figlio Andrea hanno parlato i rappresentanti della Provincia, con l’ex presidente Andrea Tagliasacchi e l’attuale Luca Menesini, che lo hanno voluto ringraziare pubblicamente: ancora oggi, dicono a Lucca, ai cantonieri della Provincia si smuove il cuore quando si parla dell’assessore Favilla. Perché era uno di loro. Uno che lavorava e che non se ne stava al caldo, ma arrivava - prima di tutti - con qualsiasi condizione: neve, fango e acqua. Tale era la sua voglia di trasformare l’ideologia a cui era affezionato in comportamenti pratici, che potessero aiutare le persone, da far pensare che fosse una specie di mago. Capace di unire le parole ai fatti come non sempre un politico riesce a fare. E se persino a Lucca erano riusciti ad apprezzare l’anima verace di un versiliese purosangue, originario del borgo camaiorese degli Antichi e poi vissuto tra Viareggio e Lido, è il sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto a testimoniarne il profondo legame col suo territorio. E lo sguardo ancorato sì a certi valori del passato, ma indirizzato verso l’orizzonte. Come tutti i bagnini.

Perché l’anima da bagnino-balneare, raccontano gli amici Fabrizio Maggiorelli e Rodolfo Martinelli detto "Foffo", era ciò che contraddistingueva lo stare al mondo di Emiliano. Una certa durezza nel confronto faccia a faccia, la schiettezza e l’idea di non prendere molto sul serio l’interlocutore prepotente e gradasso. Ma anche la sensibilità e la voglia di aiutare, nel momento del bisogno. Chi conosce un po’ i bagnini sa che sono disposti a scherzare su tutto, tranne che sulla loro capacità di salvare vite. Emiliano era uno di loro, sin da ragazzo: li aveva guidati alle prime lotte sindacali e fino all’ultimo avrebbe voluto rinnovare il brevetto. Con i balneari, prima avversari e poi amici, Emiliano aveva dimostrato sul campo che non serbava rancore a nessuno e che se pensava che una battaglia fosse giusta, ci si fiondava anima e corpo. Li avrebbe guidati ancora in capo al mondo contro le aste della direttiva Bolkestein, se fosse stato necessario. Alla fine della cerimonia, i presenti - anche non di sinistra - si sono uniti al coro "Bella ciao" per salutare Emiliano: l’ultimo riconoscimento a un uomo di convinzioni profonde, idee chiare, con le mani sempre protese verso chi ha bisogno di essere tirato su dall’acqua mentre sta per affogare.

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Pubblicato su Il Tirreno