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Lorenzetti: «Per casi come il suo servono soluzioni comprensoriali»

Il sindaco non ha firmato il trattamento sanitario obbligatorio 

le reazioni

Si è rifiutato di firmare il trattamento sanitario obbligatorio del 30enne che sabato sera ha dato fuoco alla casa in cui vive, perché sa, o almeno crede, «che quella non è la soluzione». La soluzione sarebbe, dice il sindaco di Montignoso, Gianni Lorenzetti, «aiutarlo in un percorso, inserirlo in una struttura terapeutica. Ma il tema dei malati psichiatrici, che è importante, va affrontato a livello comprensoriale. Non possono affrontarlo i Comuni da soli».

Il sindaco conosceva il giovane. Era già infatti in carico ai servizi sociali, da quando non aveva più familiari accanto. Il padre è morto nell’estate del 2019. La madre e fratelli hanno lasciato l’Italia subito dopo. E lui è rimasto solo ad affrontare il lutto, la solitudine e anche una malattia psichiatrica forse troppo trascurata. «Un Comune da solo non può trovare una soluzione a questi casi. È come la violenza sulle donne: abbiamo bisogna di soluzioni a livello comprensoriale», dice Lorenzetti.

Anche perché una volta superata la fase acuta – come, probabilmente, quella del giovane sabato sera-, non sempre i pazienti sono in grado di rientrare al proprio domicilio. Avrebbero bisogno di trascorrere un periodo in un contesto residenziale terapeutico, come quello delle comunità, che però sono strapiene.

«Da quando è rimasto solo, lo abbiamo visto peggiorare. Era sempre agitato, ma non ha mai dato fastidio al vicinato», racconta Fabrizio Montomoli che abita accanto alla casa popolare di via Carlo Sforza incendiata. «Anche sabato sera non mi sarei mai aspettato una cosa del genere – continua -: quando la mia vicina lo ha visto agitato mi ha detto “combinerà qualcosa? ” e io mi sono sentito di dirle di no. E invece poi, dopo poco, sono uscito e ho visto la casa avvolta dalle fiamme. Il problema è che una persona con problemi e non va lasciata sola».

Pubblicato su Il Tirreno