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Morto “Lampino”, l’ex partigiano che credeva nei giovani

Nel pomeriggio di martedì la cerimonia funebre in piazza della Pace a Sovigliana con il saluto delle istituzioni e del mondo associativo

VINCI. Se n’è andato da combattente, così come aveva sempre vissuto. Marino Pedani, partigiano della Brigata Garibaldi con il nome di battaglia “Lampino” e presidente onorario della sezione Anpi di Vinci, è morto ieri all’età di 95 anni.

Vera e propria memoria storica del territorio, era rimasto uno degli ultimi del territorio ad aver preso alla guerra di Liberazione. Un protagonista di quella stagione, diventato un testimone imprescindibile per le nuove generazioni. Nel 2017 era uscito un volume autobiografico dal titolo “Come lucciole nel grano”. Lo scorso anno, in piena pandemia, aveva ricordato in un’intervista al Tirreno i 75 anni dalla Liberazione. E nel febbraio scorso era stato il primo vaccinato per Covid del comune di Vinci. Nato il 17 gennaio 1926 da una famiglia contadina e antifascista in provincia di Siena, aveva subìto fin da bambino le umiliazioni del regime. La sua militanza era iniziata prestissimo: nella prima adolescenza si era avvicinato al Soccorso Rosso, organizzazione clandestina nata per sostenere le vittime del fascismo e le loro famiglie. Poi a 16 anni si era iscritto al Pci e aveva ricevuto l’incarico delicatissimo di attaccare manifesti e diffondere la propaganda antifascista porta a porta nei paesi e nelle città limitrofe. Fino ad arrivare al momento dell’occupazione nazista dell’Italia, nel settembre 1943.

Lampino, ancora minorenne, era entrato in contatto con le squadre partigiane. La strada dei monti la intraprese con la Brigata Garibaldi “Spartaco Lavagnini”, che nel corso di tutto l’anno seguente mise a segno decine e decine di azioni contro l’esercito occupante arrivando anche a scontrarsi direttamente con i militari tedeschi in più occasioni. In quel periodo entrò anche in contatto con il futuro sindaco di Empoli, Gino Ragionieri, fuggito nel Senese perché perseguitato dai nazifascisti. Negli anni Settanta Marino si era trasferito a Vinci, dove si era distinto come attivista di rilevo nel mondo cooperativo. Lavoro e famiglia, però, non avevano mai fatto passare in secondo piano il suo impegno per la politica e per la divulgazione della memoria. Nel partito prima e attraverso le sezioni Anpi - molte delle quali ricostituite sul territorio grazie al sostegno di molti giovani - ha portato avanti una grande opera di diffusione dei valori della Resistenza e dell’antifascismo culminata nella redazione del libro “Come lucciole nel grano”, in cui racconta la sua esperienza di partigiano. Ma numerose sono state le iniziative, molte delle quali all’interno delle scuole, a cui ha preso parte per portare la sua testimonianza. Da alcuni anni era stato eletto presidente onorario della sezione Anpi di Vinci, presieduta da suo figlio Giorgio Pedani. Nella sua ultima intervista rilasciata pochi giorni prima del 25 aprile 2020 aveva confermato tutta la sua fiducia nei giovani. «Sono loro i nuovi partigiani aveva detto – il futuro è nelle loro mani». I funerali di Marino Pedani si terranno questo pomeriggio. Il feretro sarà trasportato alle 14 in piazza della Pace a Sovigliana, dove dalle 14.30 riceverà il saluto delle istituzioni e del mondo associativo prima di essere cremato.

 

Pubblicato su Il Tirreno