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Addio Franca, regina di Talamone e fenomeno della cucina: gli aneddoti alla Buca e il ricordo della figlia

Aveva 80 anni: col marito aprì il ristorante a fine anni Sessanta. «I fornelli erano il suo mondo, le bastava poco per creare una delizia» 

TALAMONE. L’ambizione di fare felici le persone mettendole a tavola. La gioia nel vedere la sua “creatura” crescere giorno dopo giorno. Attori, cantanti, sportivi. Piatti di livello assoluto e una fama consolidata. In Maremma e non solo. Il sogno, poi la scommessa, infine la soddisfazione di poter dire: «Ce l’ho fatta». Si è spenta sabato 4 dicembre Franca Ciocca. Un pezzo di storia di Talamone. Franca, insieme al marito, Vittorio Emanuele Fabbrizzi (morto nel 2014) aveva creato lo storico ristorante La Buca di Talamone. Aveva 80 anni. Ne avrebbe compiuti 81 fra alcuni giorni. Da tempo non stava bene. Franca e il marito Vittorio hanno rappresentato la tradizione della ristorazione del borgo garibaldino.

L’INIZIO DEL SOGNO

Tutto era iniziato da zero. Franca e Vittorio hanno creato il loro “gioiello” lavorando giorno e notte. Prima una pasticceria, poi una rosticceria e infine un vero e proprio ristorante. Il nome di Franca era sulla bocca di tutti i talamonesi. Fra lei e la cucina c’era una vera simbiosi. I fornelli erano il suo mondo. Non importava se fossero dolci o piatti della tradizione maremmana. O le decine e decine di pizze che sfornava per il palato dei talamonesi. Franca era capace di trasformare ogni cosa in una prelibatezza. Semplicemente mettendoci il cuore. Il ristorante nacque nel 1968. Alla Buca si andava a mangiare i piatti della Maremma, la carne cucinata come solo Franca sapeva fare.

IL MARE NEL PIATTO

Nel 1970, poi, la svolta col pesce. La coppia di ristoratori non aveva paura di sperimentare e Franca, in cucina, era un vulcano di idee. Un pomodoro, del pesce e la pasta. Franca creava delizie con poco. La sua legge: «Il sapore del pesce non si deve coprire con sughi o altro». Nei piatti c’era il sapore del mare di Talamone. Andare a “mangiare dalla Franca” voleva dire assicurarsi un biglietto per un viaggio di qualche ora nel paradiso del gusto. Quello vero. Genuino. Senza svolazzi strani. Erano gli anni dei vip che passavano il fine settimana a Talamone, anche in inverno. E tutti andavano a mangiare nel suo ristorante.

IL RICORDO DELLA FIGLIA

«Da noi venivano attori di teatro – racconta la figlia di Franca, Barbara Fabbrizzi che adesso cucina nel ristorante –, come Paola Pitagora e altri che adesso non ci sono più. Mia mamma era avanti per il modo di cucinare – aggiunge Barbara – faceva abbinamenti che adesso fanno i grandi cuochi». Tanti i riconoscimenti che le sono arrivati nell’arco della sua carriera di cuoca, anche dall’Accademia italiana della cucina. «Con i cuochi della Pentola d’oro – dice la figlia – era stata chiamata a Buckingham Palace per cucinare per la regina Elisabetta. Non era andata perché aveva paura dell’aereo». Poi gli acciacchi dell’età e la raccomandazioni ad amici e parenti. «Era perfettamente consapevole di quello che stava accadendo – continua Barbara – e ci ha chiesto di non piangere, di continuare a ridere nel suo nome. Diceva che avrebbe lasciato il mondo per raggiungere chi aveva perso, il marito e una figlia morta molti anni fa, e questo le ha fatto affrontare la fine con serenità».

DOLCE, FORTE E DECISA

Franca amava la cucina, ma non solo. Aveva l’eleganza nel sangue. Si vestiva e si truccava anche solo per andare a comprare il pane. Una donna allegra e divertente, ma anche forte e decisa. La sua casa era sempre aperta. E c’era sempre qualche amico a mangiare. Non aveva paura di mettere a tavola tante persone. Anche all’improvviso. Le tavolate da Franca e Vittorio sono un ricordo indelebile per i paesani che hanno vissuto quei momenti. Negli ultimi anni aveva avuto problemi di salute e la sua vita era cambiata, ma era rimasta la Franca di sempre. Da anni La Buca – che si trova appena passata Porta Garibaldi – è gestito dalla figlia Barbara e dal genero, Massimo Carpano, che ha imparato a fare il ristoratore guardando proprio Vittorio e Franca. È cresciuto con loro e ha imparato i segreti del mestiere. Lui in sala e la figlia di Franca in cucina a portare avanti l’eredità della mamma. Così è da anni e così sarà non appena saranno finiti i lavori che stanno facendo. Talamone lunedì 6 dicembre alle 11 saluterà per sempre la sua Franca. Il mondo della ristorazione non la dimenticherà per la sua forza e la sua determinazione. Franca e Vittorio hanno rappresentato un’epoca che adesso figli e nipoti cercheranno di portate avanti.

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Pubblicato su Il Tirreno