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L’addio a Sanguinetti, storico direttore della Cassa di risparmio

RIO MARINA. Il funerale di Giorgio Sanguinetti, morto a 75 anni l’altro ieri nell’ospedale di Portoferraio, si è svolto ieri pomeriggio nella chiesa parrocchiale di Santa Barbara richiamando nell’ex paese minerario molti amici e conoscenti. Un male incurabile lo ha tolto dall’affetto dei suoi familiari (Sanguinetti aveva due figli) e dai suoi molti amici come era successo per suo fratello Renzo Sanguinetti, anche lui morto a 70 anni.

In qualità di direttore presso l’allora Cassa di risparmio di Livorno aveva girato in lungo e in largo l’Isola, passando prima da Portoferraio, per poi arrivare a Pomonte, Campo nell’Elba, Porto Azzurro e finendo la propria carriera professionale nella sede di Mola (Capoliveri) . Pur rivestendo incarichi professionali importanti, era rimasto una persona disponibile e sempre pronta ad aiutare gli altri.

Federico Regini, sul sito “Edicola elbana show”, ne ricostruisce la figura, dato che fu proprio Sanguinetti, allora direttore della banca a Mola, ad assumerlo nell’istituto e ad avere con lui il primo dialogo di lavoro. «A gennaio del 1992 – scrive – entrai in banca, un lavoro ambito al tempo, 20 anni compiuti da pochi mesi, in testa mille idee e il ruolo di bancario che da lì a poco sarei andato a ricoprire. Entrai tutto rassettato in giacca e cravatta nella mitica filiale di Mola, dove mi accolse il direttore Giorgio Sanguinetti. Lo ricordo in maniera nitida, nonostante fosse avvolto dal fumo della sigaretta che appesantiva l’ufficio. In mezzo alla nebbia c’era lui, mi squadrava attraverso quegli occhiali con le lenti scure e un occhio che andava da una parte, così che non capivo quando mi stesse guardando».

Sanguinetti era così: sanguigno ma dall’animo nobile che sapeva mettere a proprio agio chiunque. «Era attaccatissimo a Rio Marina – lo ricorda Umberto Canovaro – si era messo in lista con Roberto Antonini per diventare amministratore. Cosa che poi riuscirà a suo fratello Renzo. Una perdita davvero dolorosa per la nostra comunità».

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Pubblicato su Il Tirreno