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Giovane mamma di 41 anni stroncata da un male

Montale in lutto: meno di un mese fa le era morta la madre. I ricordi degli amici

MONTALE. «Con le mie sorelle – è commossa la voce di Alessandro Nencini – ci siamo detti che la mamma fosse andata via prima per aspettarla». Per accoglierla in un abbraccio di luce, può pensare chi ha il dono della fede.

Un destino crudele ha separato e riunito nell’arco di 25 giorni mamma e figlia, entrambe sconfitte da un male incurabile. E ha lasciato nel dolore due famiglie, Nesi e Nencini, a Montale molto conosciute. Ilia Leporatti è morta a 74 anni il 5 novembre, sua figlia Benedetta (Nencini, nipote di Romano, a cui è intitolato l’impianto sportivo di Montale, ndr) ieri mattina. Aveva solo 41 anni e da quattro lottava con lo stesso tipo di tumore che aveva portato alla morte anche una zia.

È grande la prova che devono affrontare babbo Sergio, i fratelli Alessandro, Claudia e Serena, il marito Massimo e soprattutto i piccoli Giovanni (13 anni) e Margherita (10 anni). «Sono mazzate forti, ma noi siamo uniti. È una prova che dobbiamo affrontare insieme». Ricorda Benedetta, che aveva un sorriso per tutti, e cercava di non far capire quale fatica e quale dolore le provocassero le cure a cui si sottoponeva nella speranza di sconfiggere il male. «Era la più piccola di noi fratelli. Una ragazza solare, affettuosa con tutti. Da tre giorni stava provando dei farmaci sperimentali, ma ormai era in uno stadio troppo avanzato...».

Alessandro ricorda la forza con cui le “sue” donne avevano affrontato la malattia: «Andavano insieme a fare le chemio. Poi a mamma è venuta la leucemia da farmaci e i medici hanno deciso di interrompere la terapia. Ha lottato, ma a inizio novembre si è dovuta arrendere». Dopo 25 giorni si è spenta anche Benedetta: «Aveva cambiato diversi tipi di terapia, ma non siamo mai riusciti a vedere un reale spiraglio di luce. Da un mese aspettavamo questi farmaci sperimentali, che sono arrivati cinque giorni fa. Ma ormai era tardi».

Il funerale si terrà oggi pomeriggio (mercoledì 1) alle tre nella chiesa di Tobbiana, dove la 41enne viveva con la famiglia. La messa sarà celebrata dal parroco del paese, don Cristoforo Dabrowski.

La malattia non le consentiva di andare a lavoro tutti i giorni, ma quando ce la faceva Benedetta la potevi trovare da “Rossini”, pasticceria montalese gestita da Enza e Armando Mazzurco. «Oggi saluto una sorella. Benedetta questo era per me. Mi è sempre stato difficile – afferma la signora Enza – considerarla una dipendente, sin da quando abbiamo deciso di prenderla nel nostro staff». Benedetta che aveva un sorriso e una parola d’incoraggiamento per tutti, «che lasciava bigliettini in negozio per tirarmi su di morale». Che aveva un senso del dovere spiccato e si prestava a fare tutti i lavori necessari. «Arrivava prima e non andava mai via in anticipo». I Mazzurco sono a Montale da 11 anni. «Benedetta prima era nostra cliente, e da cinque anni lavorava per noi. Siamo tutti dispiaciuti: io, Armando, Rita, tutto lo staff».

Quella dei Nencini è una famiglia molto conosciuta in paese, che ha legato il suo nome allo sport. Alessandro allena gli Juniores dell’Antares. Il babbo, Sergio, è stato un giocatore dal discreto passato. È arrivato a giocare in serie D, nel Quarrata, prima che un infortunio lo togliesse per sempre dal terreno di gioco. E poi c’era lo zio Romano, naturalmente, allenatore noto in tutta la Piana tra Prato e Pistoia, a cui è intitolato l’impianto sportivo.

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Pubblicato su Il Tirreno