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Addio al “banditino” una vita al volante del suo taxi a Pontedera

Lando Desideri aveva 92 anni

Pontedera. Aveva 20 anni quando iniziò a lavorare con la sua Fiat 1800. Fermo alla pensilina del Piazzone aspettava le persone per trasportale alle mete che loro di volta in volta indicavano. Lando Desideri (foto) era il tassista di Pontedera. Molto conosciuto in città, è ricordato per la sua disponibilità, spensieratezza e l’estrema gentilezza. Lando è morto a 92 anni e i suoi funerali si sono svolti nel pomeriggio di ieri alla chiesa di San Giuseppe. In servizio, aveva percorso oltre un milione di chilometri. Sempre con il sorriso e con la voglia di ascoltare. «Quando la base del taxi fu spostata alla stazione – ricorda il figlio Mario – babbo divenne amico di tutto il quartiere». Non solo i pontederesi usufruivano del suo servizio di trasporto ma si facevano aiutare anche per le piccole riparazioni di routine. «Prima di iniziare a lavorare, parcheggiava la sua Cinquecento in piazza. Era piena di attrezzi perché c’era sempre qualcuno che aveva bisogno». Chi lo cercava per farsi aggiustare i freni della bici, chi per stuccare una parte del cofano. Lando non rifiutava mai. «In queste ore, alla camera mortuaria – continua il figlio – sono venuti in tanti a dargli l’ultimo saluto e mi hanno raccontano aneddoti che non mi sarei mai immaginato. Come quando fu chiamato a riparare un treno che si era fermato e non voleva proprio ripartire». Sapeva regalare sorrisi e attenzioni. Mai invadente ma rispettoso. «Babbo era talmente dedito al lavoro che non aveva orario. Mi ricordo – ripercorre il filo della memoria il figlio – diverse cene di Natale senza la sua presenza. Suonava il telefono e partiva per andare a prendere chi lo avevano contattato».

Acuto osservatore, scrupoloso tassista, negli anni Lando ha cambiato varie auto: più comode, con l’aria condizionata, con ogni comfort. «Perché le esigenze dei clienti venivano prima di tutto». Anche prima della sicurezza personale. «Si fece due giorni di prigione perché inconsapevolmente caricò in macchina due persone scese dal treno che poi si rivelarono rapinatori. Quando la polizia lo fermò al posto di blocco vicino a Cascina scoprirono nelle valigie i soldi rubati in banca. Mio padre fu scambiato per un loro complice. Da quel giorno per Pontedera fu “il banditino”». Dal 2000 Lando era in pensione. “Un anno dopo – conclude Mario – ebbe un incidente in auto. Gli andarono addosso. Ha passato mesi difficili ma non si è mai perso d’animo». Pontedera ieri ha salutato il suo storico tassista, che lascia la moglie, i figli Mario e Giovanni, le nuore, la sorella e i nipoti Tommaso e Greta.

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Pubblicato su Il Tirreno