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Muore schiacciato operaio 47enne, rimane incastrato tra il muro e l'escavatore

Tragedia in un’impresa edile: l’uomo era su un escavatore. Nel fare retromarcia sul piazzale è rimasto incastrato. E' il ventinovesimo infortunio sul lavoro mortale in Toscana nell’arco di nove mesi

È salito sull’escavatore che doveva spostare. Nello spazio ristretto di manovra, in retromarcia si è mosso per alcuni metri e nello sporgersi con la testa alla sua sinistra è rimasto incastrato tra il montante del cingolato e un pilastro del capannone. Uno schiacciamento improvviso e fatale che è costata la vita a un operaio di 47 anni, sposato e padre di un figlio 17enne.Una sequenza di pochi secondi che racconta l’ennesima tragedia sul lavoro. In provincia di Pisa dai primi di settembre si contano già quattro infortuni mortali. Il 29° in Toscana nell’arco di nove mesi. Si chiamava Vincenzo Garone, di Santa Maria a Monte, la vittima dell’incidente avvenuto ieri mattina poco prima delle 11 in un capannone della Semaco, ditta di materiali edili di Santa Croce sull’Arno dove era stato assunto a febbraio dopo aver lavorato in un altro ingrosso dell’edilizia nel comune di residenza. Il primo soccorritore, un collega, ha avuto un malore, ma non è stato necessario trasferirlo in ospedale. Non sono servite le cure dell’équipe del 118 neanche per Garone, ma per altri motivi. Il decesso è stato immediato. Descritto come affabile, cordiale e grande lavoratore, l’operaio ieri mattina è entrato nel magazzino dopo aver salutato a casa la moglie Luisella.

«Diceva sempre che odiava lavorare il sabato, me lo ha ripetuto anche stamani (ieri, ndr)», racconta al Tirreno la donna che si è precipitata con il cognato nella ditta dopo aver ricevuto una di quelle telefonate che prima ti stendono e poi ti stravolgono la vita. Privo di testimoni diretti, l’episodio nella sua ricostruzione iniziale ha avuto bisogno di una serie di ipotesi da parte di carabinieri e ispettori della Medicina del lavoro dell’Asl Toscana Centro incaricati di restituire la fotografia più aderente alla realtà sulla vicenda.Lo scenario più probabile è quello della manovra in retromarcia in spazi angusti che avrebbe costretto l’operaio a mettere fuori la testa dal montante dell’escavatore finendo per impattare contro il pilastro di cemento. Magari non era la prima volta che spostava il mezzo in quel modo e ha pensato di poter passare da un pertugio che alla fine si rivelato mortale. Riverso sul cingolato, il corpo di Garone è apparso privo di vita ai primi soccorritori che hanno tentato una rianimazione poi rivelatasi inutile. Colleghi in lacrime, la moglie sul piazzale confortata dai familiari e dagli amici della vittima. E il tormento per la perdita dell’amico e collega in un incidente all’apparenza banale per dinamica, irreversibile per epilogo.

Una manovra come tante alla guida di un muletto o di un piccolo escavatore. Un urto da mettere nel conto. Non si guarda alla carrozzeria quando si spostano veicoli del genere nati per sopportare la ruvidità dei lavori stradali. Un gesto ripetuto chissà quante volte in una routine che agevola la rapidità, ma rischia di minare la sicurezza. Tra domani e martedì i tecnici della Medicina del lavoro dell’Asl Toscana Centro consegneranno l’informativa sull’infortunio mortale al magistrato Aldo Mantovani della Procura di Pisa. L’escavatore è stato sequestrato a disposizione per eventuali consulenze che il sostituto procuratore riterrà di dover disporre. La salma dell’operaio è stata trasferita all’istituto di medicina legale. Il magistrato nei prossimi giorni conferirà l’incarico per l’autopsia. E valuterà se e chi iscrivere sul registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. «Me l’hanno fatto vedere per un momento prima di portarlo via - sospira la donna, accanto al figlio che ora è l’uomo di casa -. Vincenzo era un padre e un marito eccezionale. Se volete dire chi era dovete scriverlo».

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Pubblicato su Il Tirreno