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Addio a una storica docente del liceo Dini

Malattia fatale per la professoressa Mannocci, generazioni di pisani si sono formati alle sue lezioni di italiano e latino 

Roberta Galli

pisa. Lutto nel mondo della scuola pisana. È morta all’ospedale di Cisanello Renata Mannocci, 78 anni, un volto noto per generazioni di pisani che si sono diplomati al liceo scientifico Dini. La professoressa Mannocci, in pensione da tempo, è stata una colonna del liceo, dove ha insegnato per circa trent’anni italiano e latino, diventando un punto di riferimento per tantissimi suoi allievi. Una malattia che non perdona contro cui combatteva con coraggio e determinazione da tempo ha spento l’esistenza della docente. Nel mese di marzo scorso aveva perso il marito, il professor Roberto Palla, noto nefrologo pisano, già primario di Nefrologia dell’unità complessa di Massa Carrara e Pontremoli, colto da un malore improvviso nella loro abitazione, nel quartiere di Porta a Lucca, dove la coppia viveva da sempre. Un episodio che aveva segnato la professoressa. Lei stessa aveva prestato i primi soccorsi al marito e aveva atteso l’arrivo dell’ambulanza, che purtroppo risultò inutile. A ricordare Renata Mannocci è la collega e amica Paola Pisani Paganelli, anche lei già insegnante di italiano e latino al liceo Dini.

«La perdita di Renata – afferma la professoressa Pisani Paganelli – è un dolore grandissimo per tutti noi. Renata combatteva da tempo con lucidità contro una malattia severa, ma la sua scomparsa, così improvvisa, ci ha lasciato tutti senza parole. Renata e io ci conoscevamo da una vita. Entrambe laureate in Lettere, avevamo mosso insieme i primi passi nel mondo della scuola. Ricordo ancora il nostro concorso di abilitazione all’insegnamento al ministero a Roma e i primi incarichi al liceo scientifico di Pontedera, che all’epoca, parlo ormai di più di 40 anni fa, non aveva ancora una sede propria ma era ospitato in un ombrellificio. Poi, il trasferimento per entrambe al liceo Dini, dove abbiamo insegnato per quasi trent’anni. Colleghe, ma allo stesso amiche. Diverse nel carattere, ma accomunate dagli stessi valori, primo tra tutti la passione e l’amore con il quali portavamo avanti il nostro lavoro. Io insegnavo nelle sezioni A e B, lei nella F». La professoressa Mannocci era una donna dal carattere schivo, ma dotata di profonda umanità. «Renata – afferma ancora la collega – era un’amica molto riservata, ma conoscendola meglio si potevano apprezzare una grande sensibilità e una capacità nell’ascoltare con discrezione gli altri. Lei aveva anche una visione religiosa della vita, un aspetto interiore che ultimamente l’ha aiutata molto».

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Pubblicato su Il Tirreno