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Studente morto, consegnato dal papà un secondo telefonino

L’apparecchio sarà analizzato dal consulente informatico della Procura. Il padre a Pisa a breve per il dissequestro della camera del 23enne

PISA. Un altro telefonino da analizzare nelle indagini sulla morte di Francesco Pantaleo, il 23enne studente iscritto a Ingegneria Informatica trovato senza vita la sera di domenica 26 luglio in un campo a San Martino Ulmiano.

È il cellulare che il giovane aveva dato al padre Tonino dopo aver acquistato un nuovo modello. I carabinieri hanno acquisito l’apparecchio consegnato dal genitore e ora il magistrato Lydia Pagnini conferirà l’incarico al consulente informatico della Procura per poter procedere all’estrazione dei dati sul telefonino. Uno scrupolo investigativo per non lasciare niente di intentato nell’inchiesta in cui l’ipotesi formale di reato è quella di istigazione al suicidio. Esclusa la tesi dell’omicidio.

Nei prossimi giorni il papà di Francesco sarà a Pisa. L’occasione è il dissequestro della camera dove lo studente di Marsala viveva con altri universitari per consentire il recupero degli effetti personali del giovane. La famiglia Pantaleo si è affidata all’avvocato Maria Concetta Gugliotta per seguire le fasi di indagine sulla scomparsa del 23enne che si è tolto la vita dandosi fuoco. Il movente degli esami arretrati può essere una delle cause, anche se ancora non ci sono punti chiari nella vicenda priva del mistero di un delitto, ma carica di dolore per come è stata pensata e messa in pratica dalla vittima. Gli esiti della consulenza informatica su Pc, cellulare, iPad e vari cloud riferibili a Pantaleo saranno consegnati in Procura tra circa un mese. Si capirà allora il motivo della cancellazione di navigazioni, siti consultati e memorie nel computer.

L’ipotesi di reato di istigazione al suicidio è un’iscrizione necessaria per procedere con gli atti tecnici affidati ad almeno sei consulenti, dalla chimica all’informatica forense. Il chimico del laboratorio di Firenze ha estrapolato dal cadavere alcune fibre estranee al corpo dello studente. Potrebbe appartenere al contenitore con il liquido infiammabile usato per il suicidio. Dal laboratorio fiorentino dovrà arrivare anche la risposta sul materiale utilizzato per una combustione avvenuta nella notte tra sabato 25 e domenica 26 luglio. È soprattutto sulla schiena che le fiamme si sono accanite. L’altro fronte da cui si aspettano chiarimenti è quello tossicologico. Sapere, cioè, se Francesco ha assunto sostanze per stordirsi prima di appiccare le fiamme. E capire anche se nel sangue ci sono tracce di monossido di carbonio. Vorrebbe dire che quando il fuoco lo stava divorando era ancora vivo. In vita, ma incosciente. È la speranza di chi non vuole pensare al supplizio patito dopo essersi dato fuoco.

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Pubblicato su Il Tirreno