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Omicidio Iacconi: «Caso da riaprire»

Nuova squadra di legali per Federico Bianchi, già condannato. L’avvocato Guerra: «Sappiamo che c’è chi ha visto dove era»

MASSAROSA. Uno dei due maggiorenni condannati per l’omicidio di Manuele Iacconi, la notte di Halloween del 2014, ucciso a colpi di casco in una via Coppino affollata – si è rivolto a un nuovo legale, l’avvocato Sandro Guerra (Foro di Firenze) chiamato ad affiancare il collega Emilio Soppelsa (Foro di Lucca) già difensore di Federico Bianchi, 26 anni, nel giudizio di secondo grado, davanti ai giudici della Corte d’Assise di Appello di Firenze.

Lo scopo – spiegano i legali di Bianchi – è quello di mettere insieme tutti i possibili nuovi elementi utili a presentare istanza di revisione del processo che ha condotto Bianchi in carcere dopo la sentenza di Cassazione del dicembre dello scorso anno che ha confermato i giudizi di colpevolezza del Tribunale di Lucca e della Corte d’Appello di Firenze.

«Ci siamo rivolti a una agenzia investigativa», continua l’avvocato Guerra – che subentra al noto avvocato Franco Coppi, difensore oggi revocato di Bianchi per il processo di terzo grado, davanti ai giudici di Cassazione – «che proprio in questi giorni ci ha dato una prima risposta. Sulla base della quale siamo stati in grado di avere la certezza che ci sono dei testimoni che hanno visto con certezza dove si trovasse il nostro assistito in quei concitati momenti. Partendo dalla considerazione che Federico Bianchi ha sempre dichiarato di essersi diretto al proprio scooter per lasciare il luogo dove si è poi consumato il delitto e che, una volta arrivato al mezzo, non trovando più il proprio casco è tornato indietro dove tutto stava accadendo. Nessuno, nel lungo iteri giudiziario, ha mai chiesto ai testimoni dove fosse Bianchi in quei momenti. Lo stesso Bianchi che la Cassazione indica come presente sul luogo del delitto mentre lo stesso si andava consumando».

Il messaggio del nuovo team di difensori si fa appello pubblico: «Chi ha visto, e oggi sappiamo che c’è davvero chi ha visto, abbandoni i timori e si faccia avanti. Sappiamo che c’erano altre persone dentro un locale, per circa una trentina di possibili nominativi che potremmo sentire tutti, serva il tempo che serva».

Manuele Iacconi, 34 anni, quella notte fu colpito ripetutamente alla testa con un casco da motociclista da un gruppo di giovani. Due di loro all’epoca dei fatti erano minorenni, A restare gravemente ferito fu l’amico di “Manù”, Matteo Lasurdi, sopravvissuto all’aggressione. Iacconi morì all’ospedale di Livorno un mese dopo l’aggressione.

Con rito abbreviato (questa fu la scelta difensiva dei legali in campo all’epoca) in primo grado davanti al giudice Antonia Aracri (tribunale di Lucca) il 5 luglio 2017 Alessio Fialdini e Federico Bianchi – all’epoca dei fatti entrambi appena maggiorenni – erano stati condannati rispettivamente a 18 anni e 15 e 8 mesi. Per loro, le accuse omicidio volontario, tentato omicidio e lesioni in concorso. Nel gennaio scorso, la conferma delle pene in Cassazione, prima sezione penale, e il trasferimento in carcere. —

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Pubblicato su Il Tirreno