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Morto bruciato: esecuzione o vendetta. Gli elementi che spingono verso l'ipotesi dell'omicidio

Il caso di San Giuliano Terme, ancora mistero sull'identità: si valuta l'età tra i 40 e i 50 anni. Il giallo delle scarpe sparite

PISA. Un corpo umano carbonizzato funziona come una mappa data alle fiamme e recuperata prima di distruggersi del tutto: se si vuole interrogarlo, per ottenere qualche informazione su quel che può rivelare, bisogna lavorare con gli strumenti della scienza. Ed è così che procedono i carabinieri del nucleo investigativo di Pisa per scoprire una prima verità sul corpo dello straniero ritrovato in un campo a Orzignano, frazione del comune di San Giuliano Terme. Sarà l’autopsia, non ancora fissata, a dire se l’uomo è stato ucciso prima di essere bruciato. Abrasioni, buchi e lacerazioni presenti in modo evidente sul cadavere possono portare a una strada sbagliata. Dagli ambienti investigativi emerge il fatto che non ci sono evidenze, a prima vista, di coltellate e fori di proiettile sull’uomo. Ma si tratta di una valutazione assolutamente “impressionistica”, non ancora supportata da elementi scientifici. Il mistero rimane fitto.

La sua identità è ancora anonima e l’età stimata è tra i 40 e i 50 anni. L’uomo sembrerebbe di origine africana, con tratti somatici che fanno pensare agli investigatori una provenienza dalle regioni centrali del continente o dal Corno d’Africa. Anche in questo caso però le certezze arriveranno con il proseguire delle indagini, coordinate dalla pm Lydia Pagnini. Quel che è sicuro, fin qui, è che non risultano riscontri su segnalazioni di persone scomparse che possano in qualche modo combaciare con i pochi elementi conosciuti (età stimata, provenienza e genere) sul cadavere di San Giuliano. L’ipotesi che si tratti di un omicidio rimane comunque prevalente rispetto a quelle dell’incidente o del suicidio. L’esistenza di diversi punti d’innesco del fuoco è un elemento che fa propendere in questo senso. E a escludere il suicidio c’è anche la questione della difficile esecuzione materiale di un rogo su se stesso in queste condizioni. Ma c’è di più

I VESTITI

Indosso aveva nient’altro che una camicia e un pantalone. O almeno quello che ne rimaneva dopo le fiamme. Assenti del tutto invece le scarpe. E non è un particolare secondario. Mettendo da parte l’ipotesi che fossero un modello di tela, dunque andata bruciata del tutto (e per questo motivo non scartata a priori dagli investigatori), rimane la stranezza di un uomo che avrebbe raggiunto un luogo appartato in mezzo ai campi, raggiungibile lungo alcuni accessi sterrati, a piedi scalzi. Un elemento che fa pensare che qualcuno possa averlo portato lì, magari già morto, per poi dargli fuoco. L’uomo non aveva addosso documenti o altri oggetti in ferro che possano in qualche modo ricondurre alla sua identità. Non si può dunque tralasciare l’ipotesi investigativa che chi lo avrebbe portato lì lo abbia in qualche modo reso “anonimo”, in modo da rendere difficile il suo riconoscimento. Ecco dunque che la pista omicidio trova una sua solidità.

LE TELECAMERE

Di occhi puntati sul luogo del ritrovamento non ce ne sono. Le case intorno, al massimo, hanno dei sistemi d’allarme, ma niente videosorveglianza. L’unica finestra aperta su domenica (il cadavere è stato trovato alle 19.37, ma probabilmente è stato bruciato la mattina o la notte prima) è una telecamere piazzata al semaforo tra la provinciale Lungomonte e via Lenin, la strada che porta a uno degli accessi per i campi. Non è un percorso obbligato, anzi fuori rotta se si arriva da Pisa, e se davvero qualcuno lo ha portato lì per bruciarlo, avrebbe potuto percorrere altre tre vie. E però quella telecamera rimane un elemento d’indagine importante, ovviamente al vaglio dei carabinieri. Identificare la vittima è la priorità. Da lì si potrà provare a risalire alle sue frequentazioni, ai suoi spostamenti ed eventualmente alle ragioni dell’omicidio.

L’autopsia, affidata ai medici legali Damiano Marra e al professor ma e al professor Marco Di Paolo, non è ancora stata fissata, ma sarà svolta tra oggi e domani. La tac potrà dire qualcosa di più su eventuali traumi precedenti la carbonizzazione della vittima . —

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Pubblicato su Il Tirreno