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Morto l’operaio di 35 anni investito davanti all'Eni di Stagno: «Un collega super, siamo in lacrime»

Troppo gravi le ferite alla testa riportate nello schianto mentre andava al lavoro. Lunedì avrebbe compiuto gli anni, lascia moglie e due figli

STAGNO. I sogni di Pavlo, arrivato in Italia dall’Ucraina, si sono spenti in un letto del reparto di rianimazione dell’ospedale di Livorno. A distanza di un giorno dall’incidente di cui è stato vittima: investito sulle strisce pedonali lungo l’Aurelia, mentre attraversava la strada davanti all’ingresso della raffineria Eni di Stagno, dove l’operaio della Termisol, ditta che lavoro nell’indotto, sarebbe dovuto entrare per il turno.

Ha lottato Pavlo Matviyenko, 35 anni, moglie e due figli piccoli. Ma le ferite riportate nello schianto erano troppo gravi. Che le sue condizioni fossero disperate lo si era capito fin dal primo momento, quando il medico del 118 è arrivato lungo la strada e gli ha diagnosticato un trauma cranico e una profonda ferita alla testa.

Per ventiquattro ore, parenti e colleghi hanno incrociato le dita aggrappandosi alla speranza e a quel fisico da atleta che sembrava potesse resistere a qualsiasi cosa. «Tutti i dipendenti della ditta – racconta un collega – dopo aver saputo di quello che era successo hanno sospeso l’attività su disposizioni dei vertici dell’azienda».

Ieri intorno a mezzogiorno la tragica notizia ha cominciato a circolare nelle chat di lavoro. «Paolo non ce l’ha fatta».

Il ricordo

Così tra i colleghi sono affiorati i ricordi di questo ragazzone che sorrideva sempre. «Lunedì prossimo – raccontano – sarebbe stato il suo compleanno. E invece non ci sarà nessuna festa ma tanto dolore». Pavlo lavorava alla Termisol da undici anni. «Si occupava della sicurezza – ricordano gli amici – aveva seguito decine di corsi di specializzazione per il salvataggio e il recupero delle persone. Aveva un fisico talmente atletico che sembrava un incursore. Com’era? Buono come il pane, una persona meravigliosa».

L’indagine

Adesso sarà la pubblico ministero Sabrina Carmazzi a decidere se effettuare l’autopsia o restituire la salma alla famiglia per i funerali. «I parenti appena saputo dell’incidente sono partiti per l’Italia dall’Ucraina, dalla città di Dnipro, dove l’operaio era nato e cresciuto». Toccherà invece ai carabinieri ultimare le indagini per ricostruire lo schianto avvenuto intorno alle otto di giovedì mattina. Dagli elementi raccolti fino ad oggi dagli investigatori l’ipotesi che sta prendendo piede è di una distrazione da parte del conducente della macchina che non si è accorto dell’operaio che in quel momento aveva già iniziato ad attraversare la strada.

L’automobilista, infatti, è risultato negativo ai test tossicologici e all’alcol test e al momento dell’impatto non era impegnato con il telefono. Adesso però, l’ipotesi di reato nei suoi confronti è cambiata. E il suo nome sarà iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio stradale. Certo è che come ripetuto sia dai sindacati che dal sindaco di Collesalvetti adesso è necessario mettere in sicurezza l’attraversamento pedonale che porta alla raffineria. Forse così il sogno di Pavlo potrà in qualche modo continuare a vivere. —

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Pubblicato su Il Tirreno