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Dopo la moglie voleva uccidere il padre, le intercettazioni: «Parli troppo, ti farò cadere come Silvia»

Portoferraio: il gip ritiene che l'uomo, accusato della morte di Silvia Del Signore, potrebbe ammazzare anche il genitore

PORTOFERRAIO. Un uomo violento e pericoloso, che non solo è accusato di aver ucciso la moglie, ma potrebbe fare altrettanto con il padre. Sono le conclusioni a cui è arrivato il gip Marco Sacquegna e che lo hanno portato a firmare la misura cautelare dell’arresto in carcere per Mohamed Saif. Il 45enne è accusato di omicidio volontario a seguito di maltrattamenti della moglie Silvia Del Signore, 59 anni, avvenuto lo scorso 1° maggio in un container agli Orti di Portoferraio. E sempre nella stessa baracca avrebbe rischiato la vita anche il padre Saif Ech-Cherki «in ragione – come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – del disprezzo che l’indagato prova nei suoi confronti» e del fatto che l’anziano «si recava spesso a fare visita al figlio esponendosi, inconsapevolmente, a tale pericolo».

Un rischio emerso grazie alle intercettazioni ambientali effettuate nell’abitazione dove è morta Del Signore. Dopo l’autopsia sul corpo della donna, che ha collegato la morte alla rottura della milza causata da una o più bastonate, gli inquirenti hanno cominciato a raccogliere altri elementi per collegare il delitto al 45enne. Per questo il giudice Sacquegna ha da prima autorizzato lo scorso 7 maggio le intercettazioni telefoniche del cellulare di Saif. Cinque giorni dopo, non avendo ottenuto elementi utili, ha disposto le intercettazioni ambientali.

Gran parte delle conversazioni intercettate sono quelle tra l’uomo e il padre. Discorsi che, il più delle volte, sfociavano in litigi più o meno violenti (in almeno un caso i rumori di sottofondo lasciano intendere che i due siano venuti alle mani). In alcuni casi, durante queste liti Saif sembra lasciarsi andare a frasi ricollegabili all’aver ucciso la moglie: «Giuro che ti faccio cascare come è cascata Silvia». In altre, la maggior parte, emerge l’avversione dell’indagato nei confronti del padre a causa dei suoi problemi di alcolismo. Malattia, di cui, per altro era vittima anche la Silvia Del Signore, ma che le indagini non sono riuscite a individuare in modo certo come una delle cause del delitto.

Se Saif negli interrogatori ha sempre sostenuto che l’alcolismo della moglie non gli creava problemi, dalle intercettazioni emerge come disprezzasse il padre per il solo fatto che bevesse e come glielo facesse notare sposso con minacce di percosse o morte: «Ascoltami per bene: ti giuro che se ti trovo ubriaco domani faccio una cosa grossa». E ancora: «Non avrò pietà di te... tu non sei un uomo? Tu che bevi così, pensi di essere un uomo?». A preoccupare il 45enne era poi il fatto che il padre parlasse troppo: «Quando io ti parlo di qualcosa tu lo vai a riferire subito. Hanno detto: “Tuo padre parla, lo fanno bere e lui comincia ad aprire la bocca”». Da qui le minacce: «Ti schiaccio di notte», «Ti accendo io come un fiammifero», «Ti giuro che ti romperò le costole e tu lo sai perché te le romperò».

Di certo Saif ha vissuto le settimane precedenti all’arresto consapevole che il cerchio attorno a lui si stava stringendo. «È probabile che mi mettono dentro», ha detto al padre in più di un’occasione. Il 45enne sembrava consapevole della presenza di microspie nella sua abitazione: «Stai zitto per favore: pensi che qui ci sia solo io, anche loro sono qui», ha riferito sempre al padre. Tutti elementi che hanno fatto ipotizzare al gip il pericolo di fuga dell’uomo che, si legge nell’ordinanza, «ben potrebbe lasciare la sua abitazione in cui vive da solo e trasferirsi altrove facendo perdere le proprie tracce».

Anche perché Mohamed Saif a Portoferraio non aveva più niente e nessuno a trattenerlo, nemmeno quel genitore per il quale, come scrive il gip Sacquegna, «non sarebbe neanche frenato dallo stato di bisogno in cui versa il padre». —

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Pubblicato su Il Tirreno