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Addio Ennio Casini, una vita per lo sport: «Così fondò la Polisportiva Palazzaccio»

Fu il promotore del Pulcino d’Oro, nel 2008 fu premiato con l’Omino di Ferro: aveva 90 anni. La figlia: «Onesto e leale, non sopportava le ingiustizie. Mi ha lasciato valori profondi»

CECINA. È morto, all’età di novant’anni, un grande cecinese e un grande sportivo, un amico dell’intera collettività: Ennio Casini. Conosciutissimo in tutti gli ambienti, è stato un animatore eccezionale dello sport cittadino: tra l’altro, nell’ormai lontano 1986, è stato il fondatore e per molti anni presidente della Polisportiva Palazzaccio, ruolo questo che ha mantenuto fino al 2011. Tante le iniziative da lui promosse, tra cui il ricorrente ed apprezzato ancora oggi "Pulcino d’Oro", al quale volentieri presenziava salutando il pubblico con un breve intervento, per non parlare del torneo di calcio "Tito Bianchi", svoltosi negli anni sessanta, dove a suo tempo ha collaborato alla sua realizzazione e gestito la squadra del proprio rione, ossia quello gialloverde del Palazzaccio.

Proprio nella chiesa del Palazzaccio i funerali si sono svolti ieri pomeriggio, a poche centinaia di metri dall’abitazione dove ha vissuto con la moglie Vania Taddei, 85 anni. Oltre all’amata consorte, alla quale non sono mancati messaggi di cordoglio e profondo affetto, lascia i tre figli Adriana, Adriano e Flavia. La salma è stata poi cremata. Negli anni settanta è stato anche il fondatore e primo presidente del "Club rosso-blù" e promotore di varie iniziative in occasione delle trasferte della squadra di calcio locale. Un impianto sportivo, quello del Palazzaccio, voluto da Ennio per promuovere e arricchire il territorio. La struttura è cresciuta nel tempo ed è divenuta un punto di riferimento per la realtà locale: costituita da palestre e campi da gioco, ospitare ogni giorno numerosi bambini e ragazzi cecinesi, e non solo, che qui praticano calcio, pugilato e scherma.

Ennio è stato da sempre un socio della sezione di Cecina dei Veterani dello Sport e nel biennio 2001-2002 ha ricoperto anche la carica di vice-presidente: nel 2008 è stato premiato con l’ambito riconoscimento dell’Omino di Ferro quale cittadino sportivo dell’anno. «Era onesto e leale - dice la figlia Adriana - e non sopportava le ingiustizie. Mi ha lasciato valori profondi, a partire dallo sport. Mai dimenticherò quando, in televisione, trasmisero uno degli incontri del pugile Nino Benvenuti: era sera tardi, mia madre voleva che dormissi, ma lui mi disse di rimanere davanti allo schermo, rendendomi felice. Nel 1984, durante le olimpiadi americane di Los Angeles, mi alzavo la notte, seguivo le gare e all’alba lasciavo i bigliettini con i risultati attaccati alla porta del bagno, affinchè lui, che si svegliava per andare al lavoro, li vedesse e poi nel pomeriggio li commentasse insieme a noi. Sì, era interessato a tutto: leggeva le notizie e poi le approfondiva, perché voleva conoscere e capire i fatti. Aveva memoria e non faticava a costruire collegamenti, mettendo in relazione periodi storici diversi». --

Pubblicato su Il Tirreno