• Home
  •  > Notizie
  •  > L’ultima notte insieme in ospedale: "Tienimi la mano perché non ce la faccio”. Lei salva, lui ucciso dal Covid a 67 anni

L’ultima notte insieme in ospedale: "Tienimi la mano perché non ce la faccio”. Lei salva, lui ucciso dal Covid a 67 anni

Ex rappresentante di pelli è morto dopo il ricovero al San Giuseppe di Empoli trascorso con la moglie anche lei contagiata

SAN MINIATO. L’unica consolazione della moglie è aver trascorso con lui l’ultima notte. Paolo Sardi, 67 anni, rappresentante di pelli finite per il settore conciario, e Giuliana Bianchi erano ricoverati nella stessa camera dell’ospedale San Giuseppe di Empoli. Contagiati dal Covid, ma insieme. «Lui le diceva “Tienimi la mano perché non ce la faccio. Me lo sento” – racconta in lacrime Silvia Bianchi, la sorella di Giuliana –. Il mattino successivo lei è stata dimessa, Paolo è finito in terapia intensiva. Dicevano che non collaborava, che servivano macchinari evoluti per aiutarlo a respirare. Dopo soli due giorni è morto».

Bucciano è il posto in cui Sardi viveva con la famiglia. Ed è anche il luogo a cui sono legati i Bianchi. Giuliana, Silvia e Michele sono figli del fattore del borgo sanminiatese. Con il 67enne vive anche Francesco, il figlio 38enne della coppia e la mamma di sua moglie, la signora Ara, 92 anni.

Il coronavirus si è insinuato nella famiglia facendo danni seri, irreparabili. Michele è risultato positivo asintomatico. Poi Paolo si è sottoposto al tampone e da quel momento tutto è precipitato. Lui positivo così come la moglie, il figlio e la suocera. Francesco è attualmente ricoverato all’ospedale Careggi di Firenze. Ara sarà dimessa in queste ore, mentre Silvia si è beccata la polmonite ma si è curata a casa.

«È stata una tragedia – riprende proprio Silvia –. Paolo era una persona sana, attiva. Dimostrava dieci anni meno della sua età. Ha dovuto sopportare il casco per una settimana e parlare con lui al telefono era una vera sofferenza. Ci diceva “Io muoio, non ce la faccio”. Tutti pensavano che fosse ipocondriaco e che, in realtà, non riuscisse a sopportare il grande fastidio di quello strumento sistemato continuamente sulla testa. In realtà aveva ragione lui. Le sue condizioni erano davvero critiche».

Il funerale sarà celebrato venerdì alle 10 a San Domenico a San Miniato. La salma sarà trasportata nella chiesa alle 9.30 per l’ultimo saluto a Paolo di familiari e amici prima della funzione religiosa. I parenti, nelle ultime ore, si sono adoperati per cercare un sistema che consentisse loro di poter ritardare il più possibile la celebrazione del funerale. Una situazione tipica di quest’ultimo triste anno condizionato dall’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus. Parenti ancora incerti sulla loro negatività al Covid, il figlio al quale comunicare di persona la triste notizia, la necessità di salvaguardare la salma per così tanti giorni.

Tutti aspetti di una vicenda a cui hanno dovuto fare fronte i parenti stretti della vittima, in un momento di grande sconforto per tutti. Giornate interminabili tra un pianto e la necessità di mantenere la lucidità per gestire gli aspetti logistici e burocratici dell’organizzazione del funerale. Mentre gli amici apprendono la notizia e chiamano per fare le condoglianze. E, nel frattempo, ci sono i familiari da accudire per i postumi di un contagio infame che ha lacerato gli affetti più cari. Con l’anziana mamma che a oltre 90 anni è riuscita a sconfiggere questa bestia che proprio gli anziani ha falcidiato, in tutti questi mesi dall’inizio della pandemia. E allora, pensi che davvero i miracoli accadono. Ma non puoi pensarlo fino in fondo se ti invade il ricordo di Paolo, uomo sempre in azione, con la voglia di vivere a mille, con un lavoro molto impegnativo e una famiglia da accudire e proteggere.

Un uomo che è stato costretto ad arrendersi lasciando nello sconforto chi gli voleva bene. E che mai lo dimenticheranno, portandolo sempre dentro al cuore. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Pubblicato su Il Tirreno