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Addio a Viviani, una vita di lotte al servizio di chi aveva bisogno

Era figlio di un partigiano ucciso in azione: l’indifferenza non era fatta per lui Dall’alluvione al traffico caos a Pontestrada, senza fare sconti a nessuno

PIETRASANTA. Quando, il 19 giugno 1996, il fiume Versilia travolse con la sua ondata di piena tutto ciò che c’era intorno,portando morte, dolore e distruzione, Dino Viviani era lì, nel fango, a dare una mano, a soccorrere, a scavare. Perché Dino Viviani, scomparso nella giornata di ieri all’età di 76 anni, ha vissuto i suoi giorni nel segno della solidarietà, del dare, dell’importanza del volontariato e dell’associazionismo.

Viviani è stato protagonista di mille battaglie: sulle cronache dei giornali il suo sorriso in foto, in simbiosi con le parole scritte nette e mai di circostanza, hanno fatto da cornice alle tante problematiche che hanno attraversato negli ultimi 25 anni la terra di Pietrasanta.

«Vieni sul fiume che ti faccio vedere come siamo messi: c’è da avere paura». Quando Viviani ti allertava sapevi già che, da uomo coscienzioso e preparato quale era, ti avrebbe consegnato una notizia tale da ridestare da un qualsiasi torpore la comunità.

A Dino avevano dato lo stesso nome del babbo, un partigiano ucciso durante un agguato e al quale Pietrasanta ha dedicato una strada. E nel nome del padre la vita di Dino Viviani è stata all’insegna della partecipazione: smessi i panni della guardia forestale, era stato fra i protagonisti di quel modello Versilia, preso a modello nella gestione del post alluvione: da qui il suo impegno come presidente del Comitato alluvionati, della Protezione Civile e ancora del Comitato Pontestrada, dell’Auser Filo d’Argento, socio della Croce Verde, referente dello Spi-Cgil. Con una postilla di cui tenere conto: Viviani nel suo alzare la voce a fianco della gente, mai ha fatto sconti a nessuno, a prescindere dal colore politico alla guida del palazzo.

E per questo, in non poche occasioni, i diversi amministratori si sono ritrovati a dare vita a confronti vivaci dove Viviani, incorniciato in quel suo sorriso accennato, mai faceva venire meno gli argomenti. E se anche non veniva ascoltato, se le sue incursioni, condivise con altri volontari, risultavano ignorate, ricominciava. Senza pausa, senza conoscere alcuna resa.

E allora tornano in mente le infinite querelle per la riapertura della sala del centro operativo di protezione civile, per l’allargamento della via Pisanica e i collegamenti viari conseguenti – con il cantiere oggi finalmente in corso – per la lotta contro l’inquinamento acustico e atmosferico di Pontestrada, con striscioni di protesta lasciati a sventolare per anni sulla via Aurelia, per il supporto e l’aiuto in scia ad ogni episodio di maltempo, come la tempesta di vento del 5 marzo. «Dino aveva un forte senso civico, credeva molto nel volontariato, nella forza associativa. E non ha mai avuto paura di esporsi – così lo ricordano dal Comitato Pontestrada – Il suo impegno è stato continuo, senza sosta, significativo per tutta la nostra frazione».

Dino Viviani lascia la moglie Giovanna e le figlie Patrizia e Letizia. Saranno in molti, questo pomeriggio (27 gennaio), alle 15, nella chiesa dei Frati, a dare un ultimo abbraccio a chi, con serietà e fatti concreti, ha saputo dare tanto, ogni giorno, alla sua Pietrasanta. Alla sua gente.

 

Pubblicato su Il Tirreno