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Trovata morta sugli scogli. L'appuntamento, lo zaino e l'allarme: le tante domande che attendono risposta

L’ipotesi più seguita rimane la disgrazia ma ci sono molte cose che non tornano. La donna non era una sprovveduta e conosceva bene quei posti. In fondo all'articolo i ricordi degli amici

PIOMBINO. Indossava jeans e un pellicciotto. Un abbigliamento semplice, adatto a una passeggiata in solitaria a picco sul mare. Amava la costa e amava Piombino. Non era la prima volta che se ne andava a camminare sul promontorio e a scattare foto col cellulare. Tutto normale, insomma, tutto compatibile con la disgrazia.

Eppure qualcosa non quadra nella vicenda di Simona Giuliano, la quarantaduenne trovata morta mercoledì sera tra gli scogli del Falcone, dietro la Casa Matta. C’è qualcosa che manca, qualcosa di indefinibile. Qualcosa che va chiarito per sgombrare ogni minimo dubbio. Per questo la polizia sta indagando con particolare cura e per questo la Procura ha intenzione di chiudere il caso solo quando tutti gli elementi saranno conosciuti, vagliati e a prova di dubbio.

Quando il corpo di Simona è stato recuperato dai vigili del fuoco era buio. Si vedeva solo una brutta ferita alla testa. Nient’altro che potesse far pensare a qualcosa di diverso dalla disgrazia. Oggi nuovi elementi che possano confutare questa ipotesi non ce ne sono. Ma i dubbi e le domande aumentano.

Il corpo della ragazza è stato trasferito all’obitorio in attesa del trasferimento all’istituto di medicina legale di Pisa. Qui verrà eseguita come prima cosa una Tac, ma il sostituto procuratore Giuseppe Rizzo ha già preannunciato di voler disporre l’autopsia. Verrà condotta dal dottor David Forni, lo stesso che era intervenuto mercoledì sera per una prima ricognizione esterna.

Intanto la polizia ha cominciato ad ascoltare i colleghi dell’agenzia Alleanza assicurazioni di via Lombroso, dove la donna lavorava dallo scorso anno come associata. E sta contattando anche gli amici di Firenze, città di origine della vittima. Ieri ha parlato con il fidanzato, anche lui fiorentino, con cui la ragazza aveva avviato una relazione da agosto e intrapreso un nuovo progetto professionale a Piombino.

La stessa famiglia di Simona Giuliano, molto conosciuta nel capoluogo fiorentino, ha chiesto di fare piena luce su questa tragedia e sta prendendo contatti con alcuni professionisti per una consulenza di parte.

Ieri la polizia è tornata al Falcone per un nuovo sopralluogo. Nell’immediatezza, mercoledì sera si era detto che la scogliera dove era stata trovata la donna non era in fondo a uno strapiombo ma al termine di una ripa scoscesa e accidentata. Di giorno la prospettiva è un po’ diversa. Da quel punto puoi cadere rovinosamente su una ripa inclinata, sì. Ma puoi anche precipitare nel vuoto.

In ogni caso è un punto pericoloso, molto pericoloso. E si fa fatica a pensare che la donna, peraltro abituata alle escursioni e che conosceva benissimo quei posti, sia potuta cadere per aver messo male un piede o per essersi sporta troppo. O addirittura che sia scivolata nel tentativo di scendere: da lassù, scendere è impossibile.

Non solo: basta voltarsi e là dietro, alle spalle di quella ripa, c’è una spiaggia tranquillamente raggiungibile.

Come ha fatto dunque Simona a finire là sotto? E prima ancora: perché andare proprio lassù, in un giorno di gennaio, in una giornata sì soleggiata ma ventosa (mercoledì soffiava un forte scirocco)? E perché da sola, sapendo che non ci sarebbe stata anima viva? Quest’ultima domanda non è peregrina: un amico rivela che tempo addietro, parlando di passeggiate, lei disse per esempio che a Fosso alle Canne ci andava malvolentieri perché riteneva che fosse pericoloso, per una donna, avventurarsi da sola in mezzo ai boschi. Eppure mercoledì era lì, al Falcone.

Gli investigatori stanno conducendo accertamenti sul telefonino, sulle celle e sugli ultimi contatti. Anche sulle conversazioni su Whatsapp e su Messenger. Ci sono da ricostruire le ultime ore della vita di questa ragazza. Proviamo a farlo anche noi partendo dalle informazioni che abbiamo.

LA MATTINA

Mercoledì Simona si reca normalmente al lavoro, nell’agenzia di via Lombroso. A mezzogiorno e mezzo stacca per la pausa, sale sulla sua Citroen C3 e se ne va al Falcone. Parcheggia l’auto alla sbarra, la chiude ed entra nel parco.

L’APPUNTAMENTO

Alle 15,30 ha un appuntamento con un cliente. Lei è sempre precisa e puntuale, ma a quell’ora non si presenta. Il ritardo aumenta e i colleghi provano a telefonarle. Ma lei non risponde. A quell’ora è già morta o comunque finita di sotto. Lo si deduce anche dall’ora del ritrovamento dello zaino.

LO ZAINO

Il cellulare è nello zaino, ritrovato in cima alla ripa, in un cespuglio. Dentro, ci sono anche i documenti di Simona. Lo zaino viene scoperto per caso da una coppia, anzi dal loro cane. I due stanno facendo un giro nella zona della Casa Matta quando il cane prende un altro sentiero. Loro gli vanno dietro e finiscono davanti allo zaino. Lo aprono. Cercano di capire a chi appartenga e perché sia lì. Sono le 15. Sul cellulare cercano qualche numero, le ultime telefonate. Provano a chiamare. Rispondono i colleghi della donna. Sono già le 17,20. Già allarmati, i colleghi chiamano il 113.

L’ALLARME

Sul posto viene inviata una pattuglia e vi si reca anche il capo dell’Anticrimine, che era appena smontato. È buio ormai, la polizia prova con le torce. Viene illuminata la spiaggetta a sinistra, ma non c’è nessuno. Se c’è qualcuno è là sotto, a destra, tra gli scogli.

LA SCOPERTA

Il capo dell’Anticrimine, Antonio Vozzella, si avventura là sotto. E scopre il corpo ormai senza vita della donna. Sono circa le 19. Arrivano i vigili del fuoco e i volontari della Misericordia. Il medico del 118 non scende al buio in quelle condizioni, è troppo pericoloso. Ci pensano i pompieri. Il capo del distaccamento Antonio Sollazzo organizza uomini e mezzi. Non è uno scherzo operare in quell’anfratto. Ci vuole almeno un’ora per imbragare e recuperare la salma, che viene adagiata davanti all’osservatorio. Lì il medico può constatarne la morte. Nel frattempo si contatta la Procura e si attende l’arrivo del medico legale.

TRACCE

La scientifica compie tutti gli accertamenti possibili, in quelle condizioni. Riprenderà il mattino dopo. L’auto della vittima è ritrovata lì. Viene aperta, a bordo non c’è nulla di strano. Viene perquisita anche l’abitazione della donna, che viveva da sola in località Capriola, a Villa Bellavista. Anche lì, niente di particolare. Si indaga persino sott’acqua: ieri una squadra di sommozzatori era al lavoro al Falcone. 

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Pubblicato su Il Tirreno