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Morto in bici travolto da un furgone, la Procura apre un’inchiesta

Indagato per omicidio stradale il conducente del furgone coinvolto nell’incidente nel comune di Cerreto Guidi. Il ritratto della vittima

QUARRATA. La Procura di Firenze ha aperto un’inchiesta sul tragico incidente di giovedì pomeriggio sulla via Francesca a Stabbia, nel comune di Cerreto Guidi, in cui ha perso la vita Pietro Bagnoli, quarratino di 55 anni.

L’ipotesi di reato, a carico del conducente del furgone, un sessantenne di Lamporecchio, contro cui è andata a impattare la bicicletta di Bagnoli, è di omicidio stradale. Sulla dinamica dell’incidente stanno indagando gli agenti della Polizia municipale dell’Unione dei comuni, che si sono occupati dei rilievi e lanciano un appello ad eventuali testimoni che abbiano assistito alla tragedia affinché si facciano vivi contattando il comando di Fucecchio.

La salma del 55enne di Quarrata è a medicina legale in attesa dell’autopsia disposta dal magistrato, che verrà effettuata lunedì. Per questo ancora non è stata riconsegnata ai familiari dell’ex autista della Cap, la cooperativa di trasporto di Prato nella quale Bagnoli lavorava. Né si conosce la data del funerale, che si svolgerà probabilmente nella chiesa di Santa Maria Assunta a Quarrata.

Bagnoli, che lascia la moglie Gerarda, le figlie Valentina e Michela e un nipotino, si era trasferito da poco in un’altra abitazione di Quarrata, proprio in centro. Originario di Sant’Agata de’ Goti, in provincia di Benevento, da molti anni viveva nella cittadina del mobile, dove si era trasferito dopo un lungo periodo trascorso nella non lontana Comeana, nel comune di Carmignano.

A Quarrata la morte di Bagnoli ha suscitato sgomento e incredulità. Era molto conosciuto soprattutto per il suo carattere allegro e la sua grande passione per la bicicletta. Era anche una delle anime del Torneo dei Rioni, soprattutto del palio del ciclismo. «Pietro è morto o mentre faceva la cosa che preferiva, andare in bicicletta - lo ricorda Alessandro Cialdi, presidente del Torneo dei Rioni - Anche giovedì aveva inforcato la sua bici per percorrere quelle curve saliscendi dietro il Montalbano che conosceva benissimo e che amava tanto. A dispetto dell’età aveva un fisico forte, quando partecipava alle gare del palio riusciva sempre a entrare fra i primi dieci. La sua morte ci lascia sgomenti, fa a pugni col suo carattere socievole, da compagnone. Ci eravamo sentiti nei giorni scorsi perché voleva aiutarmi ad organizzare il prossimo palio, quest’anno saltato a causa delle restrizioni per l’epidemia. Lui era del Drago ma dopo aver cambiato casa entrava nel rione dell’Orso e non era troppo contento».

Antonio De Rosa, proprietario di un negozio di bici a Prato, lo ricorda così: «Persona brava e onesta, autista dei pullman e ciclista appassionato. Nonno da poco. Ci siamo visti pochi giorni fa. Condoglianze alla moglie e alle figlie, non ci sono parole».

Pubblicato su Il Tirreno