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Covid, muore a 82 anni detenuto in alta sicurezza

Condannato all’ergastolo come mandante della “strage di Bagheria” nel 1981 gli era stato negato anche un permesso di tre ore da trascorrere con un prete

livorno

Se ne è andato col desiderio di trascorrere tre ore in permesso premio con un sacerdote livornese. Giovedì pomeriggio è morto a 82 anni nel carcere delle Sughere, nella sezione di alta sicurezza, Antonino Gargano. Era in isolamento perché era stato contagiato dal Covid e da anni le sue condizioni di salute non erano buone. Più volte aveva chiesto la detenzione a casa al giudice di sorveglianza ma, come spiega il suo avvocato storico Valerio Vianello del foro di Roma, gli era stato negato tutto da una quindicina di anni a questa parte nonostante il fatto anche che «avesse iniziato un percorso di autocritica e di ravvedimento rispetto a quello che aveva fatto ».

Antonio Gargano, considerato all’epoca vicino a Bernardo Provenzano, era in carcere da 28 anni ed era stato condannato all’ergastolo per concorso in duplice omicidio come uno dei mandanti della “strage di Bagheria” avvenuta nel 1981.

A Livorno era arrivato circa cinque anni fa dopo aver fatto 10 anni di 41 bis, il regime di carcere duro, e poi aver usufruito di un periodo di differimento della pena cioé di rinvio dell’esecuzione della pena (concesso dal tribunale di sorveglianza di Milano) per le condizioni di salute (aveva avuto un ictus celebrale). Poi la procura di Palermo aveva rivisto il provvedimento stabilendo che le sue patologie erano compatibili con la detenzione in carcere. Da qui il trasferimento alle Sughere, le richieste di detenzione domiciliare che non erano però andate a buon fine. E anche negli ultimi giorni aveva fatto di nuovo la richiesta di differimento della pena e di un permesso premio. «Martedì sono andato a trovarlo - racconta l’avvocato Vianello - ed era in quarantena. Mi hanno raccontato che stava male e aveva la febbre alta. Poi ho saputo che era positivo e ho fatto partire la richiesta di immediato ricovero in ospedale. Purtroppo nel pomeriggio di giovedì è morto».

«Mi chiedo cosa si possa chiedere di più ad un uomo oramai nel periodo terminale della sua esistenza, afflitto da numerose patologie croniche, con alle spalle tanti e tanti anni di carcerazione - commenta Marco Solimano , garante dei diritti delle persone private della libertà personale - Forse Antonino già da tempo avrebbe dovuto essere fuori da una cella poiché la sua condizione, a mio modesto parere, si palesava come incompatibile con la realtà penitenziaria».

«Nelle tre sezioni di alta sicurezza - aggiunge Giovanni De Peppo , garante in carica fino a pochi giorni fa - ci sono 120 detenuti e circa il 6% sopra i settanta anni con patologie».

Ora a quanto riferisce sempre Solimano nel carcere stanno facendo «tamponi in maniera massiva e aspettiamo di sapere quanti sono i positivi». «Purtroppo - dichiara infine il garante dei detenuti della Toscana Giuseppe Fanfani -, malgrado la sicura attenzione delle forze di polizia penitenziaria e delle direzioni degli istituti, le statistiche degli ultimi giorni dimostrano che il contagio è in continua crescita». Per questa ragione, il garante invoca «la massima attenzione da parte di tutti gli operatori». —

Pubblicato su Il Tirreno