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I resti di Prosperi presto a Sterpeto

La famiglia di Enrico sta organizzando il funerale: sulle ossa trovate nella macchia non c’è alcun segno di violenza

grosseto

Non c’è alcun segno di violenza, non c’è alcuna frattura sulle ossa trovate lo scorso maggio al Diversivo, in via lago d’Orta a pochi passi dalla Senese. Manca solo il bacino, ma ora i resti che appartenevano a Enrico Prosperi, l’uomo di 53 anni scomparso il 14 settembre dell’anno scorso, saranno sistemate in un colombario al cimitero di Sterpeto, dove l’uomo finalmente potrà riposare in pace.

In Procura, risulta ancora aperto il fascicolo sulla scomparsa dell’uomo, cercato per giorni dalle forze dell’ordine senza esito: il suo corpo è rimasto mesi e mesi coperto dalla vegetazione al Diversivo a poche decine di metri dal punto in cui era stato visto per l’ultima volta, il giorno stesso della scomparsa, davanti al Mc Donald’s.

Un fascicolo nel quale l’ipotesi di reato è l’istigazione al suicidio: un’intestazione che è stata però necessaria al magistrato, per permettere ai carabinieri prima e al medico legale di poter eseguire tutti gli accertamenti necessari per dare un nome e un volto a quello scheletro ritrovato quasi integro da due ventenni al Diversivo.

La verità, però, è che nessuno avrebbe fatto del male a Enrico: probabilmente il cinquantatreenne, che nei giorni della scomparsa si era mostrato un po’ più nervoso del solito, ha perso l’orientamento, scivolando in quel canale dove i suoi resti sono stati ritrovati mesi dopo.

Il medico legale che ha eseguito le analisi sullo scheletro al quale mancava soltanto il bacino, non ha avuto dubbi: non ci sono fratture, né addosso, che facessero pensare a una brutta caduta, e nemmeno sul cranio. Resta quindi una domanda su tutte: di che cosa è morto, Enrico? Domanda alla quale probabilmente non potrà essere data mai una risposta.

Quando i carabinieri si sono ritrovati con quelle ossa chiuse in un sacco in caserma, portate lì da due ragazzi che le avevano raccolte al Diversivo, hanno fatto subito una serie di controlli accurati in quella zona a ridosso della pista ciclabile della Senese.

Non è stato trovato nulla che facesse pensare agli investigatori che qualcuno avesse potuto fare del male a Enrico: non c’erano tracce, non c’era alcun elemento, ad esempio, che facesse ritenere che qualcuno lo avesse trascinato lì. Le indagini andranno avanti, finché la Procura non metterà la parola fine su questa storia così triste. —

Pubblicato su Il Tirreno