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Palloncini, silenzio e un fiume di dolore per Thomas, la mamma: «Non piangete, sorridete come faceva lui...»

Centinaia di persone hanno voluto dare l’ultimo saluto al piccolo di quattro anni morto mercoledì scorso dopo lo scontro con uno scuolabus 

CASTAGNETO CARDUCCI. «Non piangete vi prego. Io sono la mamma e non lo farò. Non fatelo nemmeno voi». La sigaretta stretta nervosamente tra le mani. Il fumo che le accarezza il volto e poi vola in cielo. Lassù. Dove viaggiano trasportati dal vento sei palloncini bianchi. Su ognuno c’è una lettera. Thomas. Quattro anni. «Talmente piccolo e innocente da essere completamente estraneo al male», dice Padre Giorgio dall’altare. La sua voce risuona dagli altoparlanti e si diffonde nel piazzale della chiesa. Nel cuore della pineta c’è una comunità immobile. Il tempo per la gente di Castagneto Carducci si è fermato mercoledì scorso. Attorno alle 12, 30.

Thomas stava percorrendo via Veneto, nella frazione di Donoratico, insieme alla madre. All’improvviso è finito in mezzo alla strada con la sua bici. Thomas è finito contro uno scuolabus in transito. Impatto violento. Tragedia indescrivibile. Mamma Deborah al termine del funerale abbraccia uno a uno quasi tutte le centinaia di persone presenti.

«Non piangete, vi prego», continua a ripetere a tutti all’uscita della piccola bara bianca. Testa alta, un sorriso carico di dolore. Gli occhi di chi ha un vulcano di sofferenza nel cuore. Ma c’è chi non riesce a trattenere le lacrime. Un giovane si copre il volto con un fazzoletto. Ha la divisa della Croce Rossa di Donoratico. Accanto a lui ci sono tanti altri colleghi volontari. Sono stati loro i primi a intervenire. Hanno cercato con tutte le loro forze di scrivere un finale diverso. Hanno combattuto contro un destino terribilmente amaro. Ma hanno dovuto arrendersi. «Cosa possiamo fare ora? Dobbiamo pregare per i familiari di Thomas – dice padre Giorgio durante l’omelia – trasformare il loro grido di dolore in una preghiera piena di fiducia».

Intanto c’è l’abbraccio della gente. Il calore di due paesi – Castagneto e Donoratico – stravolti dal dolore. Tutti vogliono fare forza a Deborah e al suo compagno, Riccardo. Il Covid copre i volti con le mascherine. Ma non ferma il cuore. E nel lungo applauso alla fine della messa c’è un sostegno gigante, collettivo, alla famiglia del piccolo Thomas. Ci sono anche tanti bambini. Due amichetti si danno la mano. Anime candide costrette a diventare grandi troppo presto. Di fronte al dolore e alle lacrime. L’ultimo saluto a Thomas è un vortice di silenzi che pesano. Di occhi bassi, occhiali scuri, lacrime che scendono sui volti. Di giovani, di anziani, delle autorità presenti. Mamma Deborah è seduta a poca distanza dalla salma del suo angioletto. Dietro di lei tanta gente. Dentro di lei solo dolore.

«Che brutto scherzo che ci ha fatto», dice uno dei familiari all’ingresso della chiesa. Si asciuga le lacrime. Lo dice ancora. «Cosa ci hai fatto Thomas, cosa ci hai fatto...». A Marina di Castagneto è tutto diverso. Pure la pineta è in silenzio. Quasi come se anche la natura avesse deciso di prendersi una pausa. Tutti fermi. Tutti con Thomas. Per l’ultima volta. La messa finisce, la gente abbandona la chiesa.

Dentro restano soltanto la mamma, il compagno e una decina tra amici e parenti. È il momento degli abbracci. Non più simbolici. Mamma Deborah esce, ad aspettarla un tappeto di persone. Qualcuno si avvicina. Una parola dolce per provare a darle forza. Lei sorride, ringrazia. Ad alcune centinaia di metri si vede una macchia. Due donne. Hanno la divisa della Croce Rossa. Hanno seguito il consiglio della madre di Thomas. Non hanno pianto. Non davanti a lei. Hanno scelto di farlo da parte. Prima di salire in macchina. Si stringono forte.

Forse sono tra quei volontari che hanno visto il corpicino sull’asfalto. Senza vita. Una delle due scuote la testa. L’altra la stringe di nuovo. Anche chi è abituato a vedere i lati più dolorosi della vita - come i sanitari del 118 - si scioglie di fronte a una disgrazia come quella di Donoratico. La mamma di Thomas stringe la sigaretta. La mano trema. E il fumo sale. Rincorrendo i palloncini.

In tanti guardano in alto. Seguono quei puntini bianchi. Il ricordo che vola. Le lacrime che scendono. Direzioni diverse di uno stesso viaggio. Da una parte la speranza come sollievo, dall’altra il dolore come esplosione inevitabile. «Thomas sorrideva - dice mamma Deborah - e io voglio fare come lui. Anche oggi. Nonostante tutto».

 

Pubblicato su Il Tirreno