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La tragedia di Simone, il guerriero che ha vinto su tutti i ring: «Motivato e curioso: un compagno speciale»

Nel 2014 si era laureato campione mondiale juniores di Mma, le arti marziali miste. A giugno aveva conseguito la maturità all’Iti Galilei con 98. E' morto nell'incidente in moto sulla Fi-Pi-Li. Aveva 22 anni

LIVORNO. Simone non mollava mai. Lottava sempre. Con lo spirito di un guerriero buono di appena 22 anni: allegro, corretto, sincero. Poco importa se era su un ring, durante un incontro di arti marziali miste (Mma), la sua specialità. Oppure tra i banchi di scuola, impegnato in un compito di matematica, la materia che più lo appassionava.

Combatteva, capace di sopportare la fatica. E alla fine vinceva, cercando la propria strada e un posto nel mondo. Ecco perché ieri mattina, in sella alla sua moto, una Yamaha R1, stava percorrendo la Fi-Pi-Li: andava incontro a un’altra sfida, un colloquio di lavoro che poteva aprirgli un universo nuovo.

Poco più di un mese fa, come racconta trattenendo le lacrime, Roberto Mercanti, suo professore di italiano e storia all’Iti Galilei, aveva conseguito la maturità dopo aver frequentato i corsi serali negli ultimi tre anni. «Con 98/100 è stato il migliore della sua classe. Un risultato strameritato - ricorda il docente - perché (Simone) Petri - durante il suo percorso scolastico ha fatto dei progressi che raramente ho visto in un alunno. Aveva voglia di conoscere, di sapere e si impegnava. Mi ricordo che se non capiva un concetto chiedeva spiegazioni e la volta successiva ti rendevi conto che lo aveva interiorizzato».

Eppure mica doveva essere semplice presentarsi a scuola alle 17.30 dopo aver lavorato - in passato aveva fatto anche il muratore - e poi restare fino alle 21.30 in classe, cercando di rimanere attento, concentrato, affamato di conoscere.

«Il segreto - prosegue Mercanti - erano le motivazione che aveva. Addirittura una delle ultime volte che ci ho parlato, mi aveva fatto capire che nonostante un percorso scolastico apparentemente non lineare, aveva voglia di continuare: voleva specializzarsi, pensava di iscriversi all’università. Ecco perché questo lutto fa male, perché se ne va un ragazzo di valore e con dei valori. Un alunno che era disposto a sacrificarsi per raggiungere un risultato». Gli ultimi messaggi di Simone ai compagni di scuola rimarranno conservati nella chat di WhtasApp che avevano creato per scambiarsi dritte, consigli e qualche presa in giro. «Tutto l’istituto - spiega la preside Manuela Mariani - si stringe attorno ai genitori e al fratello in questo momento di enorme dolore».

Per capire dove Simone avesse imparato il valore dell’impegno, è necessario tornare indietro nel tempo di qualche anno. A quando cercava una strada nello sport. «Ha iniziato con il parkour (disciplina che consiste nel superare ostacoli a corpo libero)», racconta il suo primo maestro. Poi è passato alla kick boxing. Infine ecco la passione per l’Mma dove nel 2014 era riuscito a conquistare il titolo mondiale juniores diventando una delle promesse più limpide di questa disciplina. Quel giorno con lui a Massa Carrara c’erano anche Manuel Nigiotti e Chiara Penco, tutti con la maglia del team Nigiotti.

Oggi Chiara è diventata una delle più famose fighter del mondo, ma non ha dimenticato l’amico e compagno di allenamenti con cui ha mosso i primi passi nei combattimenti. «La sera in cui vincemmo tutti e tre - ricorda la campionessa - andammo a festeggiare le nostre medaglie insieme: fu una cosa molto emozionante».

Simone, che ultimamente aveva abbandonato i combattimenti, e Chiara si erano un po’ persi, ma il legame non era cambiato perché quando ti alleni in quel modo, con questo sacrificio è impossibile dimenticarsi. «Io mi allenavo con lui prima di andare al Rendoki - va avanti Chiara - ma per due o tre anni abbiamo gareggiato insieme, facevamo le trasferte. Insomma eravamo inseparabili».

Ecco perché anche ultimamente, ogni volta che si incontravano trovavano il modo per trascorrere un po’ di tempo insieme. «Ci siamo visti l’ultima volta un paio di mesi fa. Mi chiedeva come andava, mi seguiva, mi sosteneva. Credeva in me e in quello che facevo. E io credevo in lui, ecco perché la sua scomparsa è un brutto colpo». Non solo per Chiara, ma per tutti quelli che hanno visto Simone combattere, sul ring della vita. Con la voglia di alzare ancora le braccia al cielo dopo un’altra vittoria. --

Pubblicato su Il Tirreno