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Muore nell’auto dentro il burrone, l’ultima telefonata: «Aiuto, sto male»

Prato, Elenio martedì aveva polemizzato col sindaco per la pericolosità della strada dove ha perso la vita. Indagato il conducente della vettura

PRATO. Martedì ha pubblicato su Facebook un video in cui se la prendeva col sindaco di Cantagallo dandogli dell’infame per la presunta mancanza di sicurezza sulla strada che da Schignano porta a Migliana, in particolare la mancanza del guard rail in alcuni tratti. E quella stessa notte, su quella stessa strada, ha trovato la morte dentro un’auto finita nel burrone.

Le coincidenze finiscono qui, perché di questo si tratta: coincidenze. La Kia all’interno della quale la scorsa notte è morto Elenio Pacini, 46 anni, ex consigliere comunale del centrodestra conosciuto da tutti a Migliana, ha sbandato in un tratto che è protetto dal guard rail. Al volante non c’era lui, perché da anni non aveva più la patente, ma un amico di 28 anni che ha perso il controllo della vettura, ha divelto una decina di metri di protezione metallica ed è finito in mezzo al bosco. Due dei quattro occupanti dell’auto, di 30 e 38 anni, sono usciti da soli dall’abitacolo e un altro è stato estratto dai vigili del fuoco, ma per Pacini non c’è stato niente da fare.

Eppure non è morto sul colpo. Mentre era ancora incastrato all’interno dell’auto ha trovato la forza di prendere il telefono cellulare e chiamare un amico: «Venite a prendermi, sto male...». Poche parole, forse le ultime, prima di perdere conoscenza. Intanto una ventina di metri più in alto erano al lavoro volontari e medici della Misericordia di Vaiano e Vernio e della Pubblica Assistenza. I tre feriti sono stati portati all’ospedale di Prato in codice giallo e il medico, dopo aver faticosamente raggiunto l’auto nel bosco, ha dichiarato il decesso di Pacini.

«Alle nove era venuto da me, mi aveva dato un cazzotto nello stomaco e mi aveva detto, dai, andiamo al Flossy (il pub di Schignano dove Pacini aveva iniziato a lavorare saltuariamente, ndr) - racconta un amico - Un po’ dopo le undici gli ho proposto di andare a casa, ma mi ha detto che si tratteneva ancora un poco e si faceva riaccompagnare da altri amici».

Sono i tre che erano con lui nella Kia poi finita nel burrone pochi minuti prima dell’una. Proprio lì vicino, a 200 metri in direzione di Schignano, è ancora in bella vista la Fiat Panda delle Poste finita martedì nella scarpata perché la postina si è dimenticata di mettere il freno a mano. E la macchina si vede anche nel video girato da Pacini: «Caro sindaco, invece di fare campagna elettorale contro Salvini, pensa a mettere a posto le strade» dice Pacini nel video. In effetti nel tratto costato caro alla postina e interessato dal disboscamento il guard rail non c’è e sarebbe meglio se ci fosse, ma il burrone risultato fatale a Pacini, una semicurva a sinistra, è protetto dalla barriera metallica. Sull’asfalto non si vedono segni di frenata, solo i due paletti di ferro piegati. I carabinieri stanno ricostruendo la dinamica e fanno accertamenti sulle condizioni psico-fisiche del conducente.

Le polemiche. Ma i politici si sono già messi a litigare. Giuliana Suvieri, segretaria del circolo di Fratelli d'Italia della Valbisenzio, dà la colpa al Comune: «Mi prendo un impegno personale per non abbandonare la sua battaglia civile sulla sicurezza delle strade della Val di Bisenzio - scrive su Facebook - perché nessun altro genitore possa piangere ancora la morte del proprio figlio, perché non ci siano più tratti di strada senza protezioni, perché la Val di Bisenzio merita una viabilità non di serie C». Dura la risposta del Partito democratico di Cantagallo che parla di sciacallaggio. «Il fatto che sul tratto di strada su cui si è verificata la tragedia fosse presente il guard rail - si legge in una nota del Pd - non interessa a questi improvvisati della politica, il cui unico interesse è far parlare di sé sperando di raggiungere quel ruolo istituzionale che fino ad oggi è stato negato dal volere degli elettori. Cambiano i partiti, non lo stile di fare politica. Da parte nostra, il doveroso silenzio per la scomparsa di un avversario politico, e il rispetto per il dolore della famiglia e degli amici». 

 

Pubblicato su Il Tirreno