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Tragedia in sala parto: muore appena nato. «Hanno provato a rianimarlo 45 minuti»

Il racconto del padre del bambino livornese: «I problemi sono iniziati al quinto mese di gravidanza, Dio ha voluto così»

LIVORNO.  Non ha avuto neanche il tempo di piangere per la prima volta nella sua vita. Perché ha cessato di vivere appena staccato il cordone ombelicale: nonostante per 45 minuti un medico abbia tentato di rianimarlo direttamente in sala parto, dove era appena venuto alla luce per la gioia dei suoi genitori, il neonato non ce l’ha fatta.

Tragedia all’ospedale di Santa Chiara, a Pisa, dove il piccolo Leonardo ha vissuto appena due minuti della sua esistenza. Un parto drammatico al culmine di una gravidanza complicatissima, visto che già al quinto mese erano sorti i primi problemi. Con la conseguenza di aver spezzato il sogno di una bellissima famiglia livornese, unitasi in matrimonio meno di un anno fa, che voleva coronare il proprio amore con il piccolo Leonardo, che purtroppo ora è sepolto al cimitero dei Lupi.

A raccontare il dramma è il padre 26enne del bambino defunto: chiede che il suo nome e cognome non venga pubblicato e Il Tirreno, rispettando la sua decisione, evita di renderlo identificabile così come la giovane moglie. Aggiungiamo solo che la coppia abita in città nel quartiere di Pontino-San Marco e che stava aspettando l’arrivo di un maschietto. «Inizialmente non erano emersi problemi – racconta il giovane – poi al quinto mese di gravidanza, il ginecologo ci ha detto che c’era qualcosa che non andava. C’erano problemi ai reni di Leonardo e troppo poco liquido amniotico nella pancia. Ci aveva preannunciano, insomma, che avrebbero potuto esserci dei problemi nel parto».

La mamma e il babbo hanno però sperato che tutto si risolvesse per il meglio aspettando il loro primogenito, portando avanti la gravidanza e il sogno di crescere un figlio insieme. Il tempo è scaduto lo scorso 28 giugno, era domenica. Ore 21.30, ospedale di Santa Chiara. I genitori hanno scelto il centro pisano perché più attrezzato e preparato, secondo loro, per situazioni così complicate. Glielo hanno comunque consigliato i medici con cui si erano consultati durante gli ultimi quattro mesi di ansia e sofferenza. Così la donna era stata ricoverata all’ombra della Torre di Pisa, nel centro della città.

«Leonardo è nato – racconta il padre – ma appena staccato il cordone ombelicale è come se i polmoni non si fossero attivati. Non ha avuto neanche il tempo di piangere, è morto subito. I medici in sala parto hanno cercato di rianimarlo per ben 45 minuti, ma purtroppo non c’è stato niente da fare. Noi ci abbiamo sperato fino all’ultimo, i sanitari anche e non si sono mai rassegnati». Il 26enne è molto religioso. Dice che «bisogna accettare la volontà di Dio, che se ha fatto questo lo ha fatto solo per il nostro bene. È difficile da comprendere, lo so. Inizialmente non ce lo aspettavamo di certo, quando mia moglie è rimasta incinta, ma questa disgrazia va solo accettata. Non ci diamo certo per vinti, in futuro si vedrà».

La salma del piccolo è rimasta all’istituto di medicinale legale dell’Università di Pisa, sempre nell’area dell’ospedale di Santa Chiara, fino a ieri mattina. Come previsto dalla legge il medico legale incaricato ha effettuato un esame esterno per cercare di capire nel dettaglio le cause dell’accaduto, anche per dare modo all’Azienda ospedaliero-universitaria pisana di procedere in un eventuale indagine interna, se dovesse essere attivata. «Sarebbe facile trovare un capro espiatorio, dare la colpa a qualcuno – conclude il padre – ma non è così: in ospedale hanno fatto il possibile. Sapevamo che c’erano poche speranze e abbiamo riposto la nostra fede in Dio, aggrappandoci a ogni possibilità. Purtroppo, però, Leonardo non ce l’ha fatta».

Ieri mattina (venerdì 3 luglio) alle 10.30 il personale delle onoranze funebri della Svs di via San Giovanni – su espressa volontà della famiglia – ha trasferito la salma del piccolo morto appena nato dall’ospedale di Santa Chiara al cimitero dei Lupi, dove è stato sepolto. Non ha avuto il tempo di conoscere la vita, nemmeno di piangere per la prima volta. È morto per un raro problema manifestatosi in gravidanza. —

 

Pubblicato su Il Tirreno